mercoledì 25 giugno 2014

Voglio imparare ad essere calmo


“La mia diversità consiste nel non essere capace di autocontrollo, per questo sono alla ricerca di quel potere che ti permette di trionfare su te stesso”

Qualche giorno fa durante una lezione tenuta in carcere dal professor Farina si è
parlato di uomini obbligati alla costrizione, controllati dalle istituzioni, privati con la forza del libero arbitrio, perché incapaci di farne uso. Durante un passaggio tra docente e assistente sociale,
ho sentito dire “fortuna che è entrato in carcere, così ha avuto modo di reintegrarsi, ritornare in sé, riacquistare lucidità”. Sentire professionisti parlare in questi termini mi rende triste, demotivato, e mi
fa sentire incapace. Mi rendo conto però che è la verità, soprattutto quando penso alla strada che ho percorso e che mi ha portato in carcere. L'idea di non avere assolutamente le capacità di gestire le
mie facoltà e le mie pulsioni, mi mette di fronte alla dura realtà: sono un diverso.
Perché diverso? Diverso da chi? 
Diverso da quelle persone, evidentemente, che riescono a condurre una vita “normale”, senza sbavature e senza incidenti di percorso che conducono in luoghi oscuri e
senza senso come il carcere. Riabilitazione, dunque. Per chi ci riesce, naturalmente. A quanto pare non è facile, anzi risulta quasi impossibile. "E' giusto che lei sia in crisi, che abbia un esaurimento, deve destrutturarsi". Parole che sono bocconi amari, terribilmente pesanti da digerire. Eppure a un certo
punto bisogna tirare le somme, riorganizzarsi e rimpolpare i ranghi, almeno così si spera. Risultati e statistiche sono contro di me, pochi successi ma soprattutto poca fiducia, forse perché non meritiamo tutta questa comprensione, queste attenzioni e probabilmente è giusto così.
Per la società è inaccettabile che un individuo non riesca a gestirsi, tenere a freno i propri istinti, non essere pericoloso. Ma come è possibile che un uomo arrivi ad essere così aggressivo? 
Perché scegliere il male? Argomentazione che necessita di troppe spiegazioni, che prenderebbe troppo tempo. Torniamo alle origini: sperare di essere rinchiuso per non diventare troppo dannoso. Più ci penso e più mi sembra tragico, eppure da qui devo ripartire. Ricominciare a credere, senza dare troppa importanza a una considerazione carica di disfattismo, anche se pronunciata da una persona che ti stima o da un famigliare che ti ama. Trovare l’energia per riprendere il cammino, avere la convinzione di riuscire, fare tutto l’opposto di quello che hai sempre fatto.
Rimboccarsi le maniche e giocare duro, senza farsi abbattere da un parere pessimista. Devo poter credere di vincere, affrontare quelle piccole avversità della vita che ti debilitano se sei debole e fragile. Diventare intraprendente e audace per le cose sane, per le cose semplici, anche se ogni tanto la semplicità risulta essere soffocante. Devo incominciare un lavoro di introspezione non indifferente,
un meccanismo di concentrazione basato sulla determinazione, senza dare peso a un concetto negativo espresso dal prossimo, fare orecchie da mercante, senza mancare di rispetto a nessuno.
Non sono in guerra con gli altri, lo sono con me stesso e devo cercare di vincere sulla mia incoerenza, devo dimostrare a me stesso di prevaricare la negatività sprigionata in questi anni, non ho bisogno di prevalere sul mio nemico, non mi serve la forza fisica, sono alla ricerca della potenza. Può sembrare il discorso di un invasato ma non è così. 
De Gregori scrive in un suo testo che il vero uomo salta sui vetri e li vince, senza farsi male, sono alla ricerca di quel potere che ti permette di trionfare sulla tua persona e che, per tornare in tema, ti rende possibile il controllo, l’autocontrollo. La pace, la quiete. 
Voglio imparare a essere calmo, pensare, ragionare e in particolar modo dare amore sincero a chi te ne offre, così con naturalezza, come è giusto che sia.
Tornare a essere normale, senza esser catalogato come diverso, schedato come delinquente, guardato come un drogato.
Un uomo nuovo, cambiato, rieducato. Un sogno che presto diverrà realtà.
“Non c’è belva tanto feroce che non abbia qualche senso di pietà, ma io non ne ho alcuno sicché non sono una bestia”.


Gaspare Bergantino

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Gaspare, ho apprezzato moltissimo le tue parole e la tua capacità di metterti in discussione, di mettere a nudo le tue difficoltà.
Credo che l'uomo, quando ha preso coscienza dei sui limiti delle sue difficoltà, ha già fatto metà della fatica, e mi sembra che tu sia sulla buona strada.
Nella vita di tutti gli uomini e donne ci sono le cadute, le debolezze, le sbandate…forse meno pesanti di quelle vissute da te.
Continua nella tua ricerca di una pace interiore!
Ti auguro il meglio
Donatella

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

solo scrivere CHE VUOI IMPARARE ad essere calmo,è già un passo nella direzione giusta
imparare vuol dire che ci vuole solo un po' di tempo
ciao gaspare,bravo!

Anonimo ha detto...

Ciao sono Richi quello che aveva paura di entrare in una cella vostra con Ettore conti Milano, spero che tu riesca a combattere con la mala giustizia italiana che ti possa fare uscire in breve tempo possibile. Sono con te. Vi ho conosciuto nel reparto tossico dipendenti avere grande coraggio di migliorarvi. Continuate così.

Anonimo ha detto...

Ciao
Sono Bianchi. Chissà se ha senso scriverti in questo spazio, vuoto da almeno 4 anni. No so neppure perché mi sei venuto in mente. Forse perché qualche giorno fa sono passato davanti alla tua vecchia scuola, in Comasina. Sì, perché tu dovresti essere quel Gaspare, del cognome non sono completamente sicuro, ed io sono il tuo insegnante di lettere di allora. Ho un gradevole ricordo di quella classe di picchiatelli/teppistelli. Spero che tutti abbiate, prima poi, trovato un senso e una serenità di vita (spero...). Volevo anche aggiungere che già allora avevo notato in te una predisposizione per la letteratura e sono contento che, comunque, tu l'abbia coltivata e che forse la consideri una valida compagna di viaggio. Ciao ancora e buona verdura, se questa è ancora importante per te.