lunedì 17 febbraio 2020

"L'arte di ... accontentarsi" sul nuovo numero de l'Oblò

E' uscito il nuovo numero dell'Oblò, il mensile dei detenuti del reparto La Nave di San Vittore. E' quasi interamente dedicato a un dilemma che riguarda tutti noi: è meglio accontentarsi di ciò che si ha, o è meglio coltivare delle ambizioni che spingono al miglioramento? Più che provare a rispondere abbiamo raccolto e scritto le nostre esperienze.
Il nuovo numero è distribuito gratuitamente nelle librerie Feltrinelli di Milano. Oppure è scaricabile nella versione in pdf CLICCANDO QUI

venerdì 14 febbraio 2020

Perché la vita è movimento.

Non concediamoci il lusso di sederci troppo a lungo, non concediamoci la possibilità di restare fermi. 
Muoviamo i nostri passi, sicuri delle nostre gambe che ci portano e ci sorreggono, solidi sui nostri piedi che sopportano il peso del nostro corpo. 
Lasciamoci trasportare dalla vita che ci attraversa la strada e cogliamone la bellezza. 
Ripercorriamo i passi complessi della nostra vita ridandogli sempre un nuovo significato. 
Non diamoci per scontati, per non scoprirci alla fine dei nostri giorni, come esseri che non hanno vissuto. 
Condividiamo le cicatrici incise sulla nostra pelle e raccontiamo dei nostri sorrisi più veri perché non esiste gioia più sottile e pura dell’emozione che ci attraversa il cuore e arriva dritta alle nostre menti. 
Affrontiamo le difficoltà insieme, prendiamoci per mano e continuiamo a camminare, concedendoci anche il privilegio di fare ogni tanto qualche passo indietro che possa essere semplicemente un trampolino con una rincorsa più lunga per poter saltare nel mare della vita. 
La nostra vita. 
Ludovica – Comunità "Il Gabbiano" 2020

Telefonate. Qualcosa si muove.


Qualche mese fa con alcuni altri parlamentari siamo stati invitati ad un incontro a San Vittore con le persone detenute del reparto chiamato “la nave”, quello amministrato dall’azienda sociosanitaria territoriale degli ospedali San Carlo e San Paolo. Abbiamo per due ore ascoltato richieste e testimonianze sulla condizione carceraria. In particolare ci hanno raccontato dell’assurdità di un regolamento penitenziario che consente ai detenuti solo una telefonata a settimana, senza alcuna registrazione e, giustamente solo verso pochi numeri autorizzati. Non ci sono ragioni, con questi limiti, per non consentire la possibilità di avere più contatti con le famiglie. Certamente, poter salutare i figli la mattina prima che vadano a scuola o avere notizie quotidiane della salute dei propri genitori anziani e malati, aiuterebbe ad alleviare le sofferenze di persone detenute e loro famigliari. Per questo abbiamo presentato un progetto di legge per consentire ai detenuti comuni di poter telefonare ai propri affetti una volta al giorno. È una proposta di umanità che aiuterebbe a migliorare la vita in carcere. Il disegno di legge porta anche le firme della senatrice Riccardi, che era con me a quell’incontro, e dei senatori Cucca e Grasso, ma, in realtà nasce da una proposta che viene dai ragazzi della Nave e a loro va dato atto.
PDL COLLOQUI TELEFONICI DEI DETENUTI
Relazione:
L'articolo 39 del regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, prevede che i condannati e gli internati possano essere autorizzati, una volta alla settimana, dalle autorità competenti, alla corrispondenza telefonica con i congiunti e conviventi, ovvero, allorché ricorrano ragionevoli e verificati motivi, con persone diverse dai congiunti e conviventi. La durata massima di ciascuna conversazione telefonica è di dieci minuti. Le suddette disposizioni si applicano anche agli imputati. Il presente disegno di legge si inserisce in un quadro di proposte normative che, da molti anni, mirano a dare adeguato riconoscimento al diritto della persona detenuta a mantenere relazioni affettive. Secondo quanto stabilito da numerosa giurisprudenza costituzionale, infatti, eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti possono essere imposti solo se risultano essere strettamente necessari all’esigenze di ordine e sicurezza correlate allo stato detentivo. In caso contrario acquisterebbero “unicamente un valore afflittivo supplementare rispetto alla privazione della libertà personale”, come tale incompatibile con la finalità rieducativa sancita dall’articolo 27 della Costituzione (sentenza n. 135 del 2013 e sentenza n. 301 del 2012). La sentenza della Corte Costituzionale n. 26 del 1999 - successivamente richiamata dalla sentenza n. 301 del 2012 sul diritto dei detenuti all'affettività e alla sessualità - stabilisce che "(...) L'idea che la restrizione della libertà personale possa comportare conseguenzialmente il disconoscimento delle posizioni soggettive attraverso un generalizzato assoggettamento all'organizzazione penitenziaria é estranea al vigente ordinamento costituzionale, il quale si basa sul primato della persona umana e dei suoi diritti. I diritti inviolabili dell'uomo, il riconoscimento e la garanzia dei quali l'articolo 2 della Costituzione pone tra i principi fondamentali dell'ordine giuridico, trovano nella condizione di coloro i quali sono sottoposti a una restrizione della libertà personale i limiti a essa inerenti, connessi alle finalità che sono proprie di tale restrizione, ma non sono affatto annullati da tale condizione. (...)." Inoltre, nel documento finale degli Stati Generali dell'Esecuzione Penale elaborato dal Ministero della giustizia nel 2016, si legge: "Uno dei bisogni maggiormente avvertiti dalla popolazione detenuta (...) è quello di migliorare la qualità e la quantità dei contatti con i familiari." Nel documento si propone "una maggiore liberalizzazione dei colloqui telefonici. In tale prospettiva, che presupporrebbe l’utilizzo generalizzato dei telefoni “a scheda”, andrebbe congruamente aumentato sia il numero sia la durata dei colloqui attualmente consentiti. (...)". Nel riconoscere l'importanza del diritto soggettivo all'affettività delle persone detenute, il presente disegno di legge modifica l'articolo 39 del citato regolamento e prevede che le stesse possano essere autorizzate alla corrispondenza telefonica una volta al giorno per una durata massima di venti minuti, superando così quelle che appaiono ingiustificate restrizioni alla possibilità di mantenere relazioni affettive.
Testo del Disegno di Legge:
Art. 1
1. All'articolo 39 del regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, primo periodo, le parole "una volta alla settimana" sono sostituite dalle seguenti "una volta al giorno";
b) il comma 3 è abrogato; c) ai commi 4 e 5, le parole "ai commi 2 e 3" sono sostituite dalle seguenti "al comma 2";
d) al comma 6, le parole "dieci minuti" sono sostituite dalle seguenti "venti minuti".
Franco Mirabelli – Senatore della Repubblica

Carceri e sessualità.

L‘Agenzia ADN Kronos, in data 05/02/2020, ha pubblicato la notizia che la Commissione Affari Istituzionali del Consiglio Regionale, presieduta da Giacomo Bugliani (Pd), ha licenziato con parere favorevole a maggioranza una proposta di legge al Parlamento, primo firmatario Leonardo Marras, capogruppo Pd, con l'obiettivo di dare uno sbocco normativo al dibattito politico e legislativo sul tema del riconoscimento del diritto soggettivo all'affettività e alla sessualità delle persone detenute. I consiglieri di Forza Italia e Lega Nord hanno espresso parere contrario. 
Quando abbiamo intrapreso in reparto la discussione sul tema delle telefonate in carcere, ci eravamo chiesti se sarebbe stato il caso di affrontare contestualmente anche l’argomento della sessualità, ma lo avevamo rimandato a un secondo momento. La Regione Toscana lo ha fatto per noi. È giusto privare chi si trova detenuto di quella parte della sfera affettiva che si chiama sessualità? In molti stati è permesso di poter trascorrere alcune ore, così dette intime, unitamente al proprio partner. Il Sappe – sindacato di Polizia Penitenziaria – critica la proposta di Legge perché asserisce che le carceri non devono diventare postriboli e gli agenti dei guardoni di Stato. In realtà nulla di tutto questo accadrebbe perché il personale si limiterebbe a consentire l’accesso e la successiva uscita da una stanza, dopo aver eseguito le procedure di perquisizione che già oggi avvengono per i normali colloqui visivi. Il sindacato sottolinea poi come nel 2019 ci siano stati numerosi atti di autolesionismo, tentati suicidi, colluttazioni e ferimenti, e che siano necessari interventi da parte del legislatore. Non possiamo che concordare, e siamo convinti che sia necessario investire più risorse sul trattamento penitenziario per non lasciare molte persone detenute sole con se stesse e la Polizia Penitenziaria a svolgere compiti che esulano dalle loro funzioni. Le stanze dell’affettività sicuramente contribuirebbero a allentare le tensioni detentive.
FC – DN –  SP
Articolo ADN Kronos:

Articolo Leggo:

Dalle carceri alle vostre case.

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato, sul proprio sito, una vetrina di prodotti realizzati all’interno delle carceri italiane, che possono essere acquistati  attraverso i link ai siti dei produttori.  Abbigliamento, alimenti, arredamento, bigiotteria, cosmetica, giocattoli, pelletteria, piante e tessili. Dalle carceri del Nord sino a quelle del Sud. Vale la pena di dare uno sguardo al seguente link:
DN - SP

mercoledì 29 gennaio 2020

Per qualche minuto in più.

L’articolo del Mattino di Napoli, riporta questo titolo : “Continua ad essere un problema l’uso del telefonino nelle carceri”. Certo si parla della realtà carceraria dell' Italia del Sud, ma teniamo presente che l'uso del telefono per parlare con i propri cari, è ancora limitato a pochi minuti in tutte le carceri italiane. Mesi fa, tenemmo un incontro alla NAVE con tre parlamentari di aree politiche diverse, per discutere dell'ampliamento del minutaggio. Siamo in attesa degli sviluppi che seguiranno e sembra che qualcosa si stia muovendo. Guardando alle realtà detentive europee, vediamo come in Francia e in Gran Bretagna, stiano sviluppando le linee telefoniche nelle stanze di pernottamento (celle, per i nostalgici), e, se andiamo un po' più lontano, scopriamo con stupore che negli Stati Uniti, alcuni penitenziari adottano persino i tablet!
Al costo di circa sessanta dollari, al detenuto viene consegnato un tablet, che può servire a comunicare con i propri cari, ma anche ad ordinare la spesa, piuttosto che venire convocato dall’ufficio comando o inviare e ricevere mail. Diciamo che l’uso è limitato alla sola fantasia, con un server che può controllare, per misura di sicurezza, ogni digitazione. Considerando la rigidità del sistema penale americano, direi che in un Paese garantista quale è l’Italia, potremmo valutare di restare al passo con i tempi. 
                                              
 AFG-AA

mercoledì 22 gennaio 2020

Liliana Segre, una persona speciale.









Il 21 gennaio la senatrice a vita Liliana Segre è venuta  a San Vittore in occasione della posa della pietra d’inciampo in onore di Andrea Schivo, l’agente di custodia scoperto mentre portava del cibo ad una famiglia di ebrei detenuta nel 1944. La Segre fu detenuta insieme al padre a San Vittore all'età di 13 anni, prima di essere deportata ad Auschwitz. Ha raccontato il momento della partenza e di come i carcerati di allora, vedendoli partire, si prodigarono a lanciare loro quel poco cibo che avevano, ma soprattutto urlarono parole di conforto che la senatrice ancora oggi ricorda. Erano stati umani, gli ultimi umani che vide. Poi, solo mostri … Il resto della popolazione di quel tempo aveva scelto la paura, aveva scelto di obbedire a quello che gridava più forte e non alla propria coscienza, tranne l’agente Schivo. Quel giorno furono chiamati in 605 per partire. La senatrice ha detto che entrare a San Vittore è stato uno shock e una grande emozione che non può purtroppo condividere con nessuno perché è l’unica ritornata da quel viaggio di morte. Giunta alla Rotonda, ha sollevato lo sguardo verso il cartello del quinto reparto e ha detto che lei era detenuta lì, ma che prima era diverso. In effetti una volta c’erano i ballatoi e una sola persona poteva osservare tutti i raggi posizionandosi al centro della rotonda. Schivo è stato un agente di custodia che, ben conscio di quello che succedeva nella porta accanto – la tortura, l’interrogatorio, la pena sicura – ha scelto di essere uomo perché chi salva un uomo, salva una vita intera, ha affermato ancora. È seguito un lungo applauso. 
Il filmato della visita al seguente link:
SP

















Da San Vittore ai campi di sterminio: storie di eroi.

Il 15 gennaio 2020 è stata posata davanti all’ingresso della Casa Circondariale di Milano, in piazza Filangieri 2, una Pietra d’Inciampo in memoria dell’agente di custodia Andrea Schivo, originario di Villanova d’Alba, che prestava servizio a San Vittore nel 1944 quando il 5° reparto era gestito dalle SS. Lì erano rinchiusi tutti coloro in attesa di essere deportati in Germania. Durante una perquisizione, i tedeschi trovarono delle ossa di pollo in un cellone al 3° piano e scoprirono che era stato l’agente Schivo a portare del cibo a Clara Pirani Cardosi, maestra elementare di origine ebrea, arrestata il 12 maggio 1944 a Gallarate, trasferita poi ad Auschwitz nell’agosto del 1944. Dopo essere stato scoperto, Schivo fu posto nella cella 108, dove era detenuto Antonio Scollo, arrestato nel giugno del 1944 in provincia di Lecco. Scollo fu spostato per cedere il posto a Schivo. Si rividero a Bolzano prima di salire sul convoglio T81 con destinazione Germania. Schivo morì a Flossenburg il 29/01/1945 dopo maltrattamenti, percosse e sevizie, mentre Scollo ebbe la fortuna di essere liberato dagli americani a Dachau.
Sul quel convoglio T81 viaggiava anche Teresio Olivelli, giovanissimo rettore del collegio Ghisleri di Pavia, arrestato il 27/04/1944 e proclamato santo nel 2018. Con loro c’era Eugenio Pertini che morì fucilato durante la marcia di evacuazione di Flossenburg nell’aprile 1945. Il fratello Sandro fece apporre nel 1970 una targa in sua memoria sulla struttura del crematorio.
Nel 1945 alcuni agenti che erano in servizio a San Vittore fecero una dichiarazione in merito all’arresto e alla morte di Schivo. Quello scritto fu ritrovato tra le carte della comunità israelitica trasferite nel 1996 presso l'archivio del Centro di Documentazione Ebraica contemporanea di Milano. 
Nel 2004 Giuliana, figlia di Clara Pirani Cardosi, leggendo la dichiarazione degli agenti si ricordò di quando andava a portare a casa di Schivo il pacco con il cibo e le lettere per la mamma e dichiarò: “soltanto oggi dopo 60 anni vengo a conoscere la sua tragica sorte e in un tumulto di emozioni e ricordi ho rivissuto i momenti drammatici di quei tempi bui”.
In memoria di tutte quelle persone, uomini, donne e bambini, che hanno lasciato queste mura per essere trasferiti in un luogo di morte.
AFG – SP

Popolazione carceraria, Lombardia sovraffollata.


Al 31/12/2019 la popolazione carceraria italiana, era di 60769 persone, in leggera flessione rispetto al mese precedente in cui si contavano 61174 presenti. In realtà nulla è cambiato, dal conteggio generale dei presenti sono esclusi tutti coloro che usufruiscono del beneficio dei permessi premio e quindi si trovano probabilmente presso la loro abitazione a trascorrere le feste insieme ai familiari.  
La Lombardia si conferma al primo posto per il sovraffollamento carcerario con 8547 persone e Bollate come l’istituto con più presenze.

CARCERE
N° PRESENZE
CAPIENZA
Bergamo
487
321
Brescia Canton Mombello
323
189
Brescia Verziano
130
72
Como
452
231
Cremona
485
393
Lecco
79
53
Lodi
77
45
Bollate
1347
1252
San Vittore
984
798
Monza
648
403
Opera
1334
918
Mantova
141
104
Pavia
711
518
Vigevano
373
242
Voghera
421
341
Sondrio
36
26
Busto Arsizio
432
240
Varese
95
53

Le regioni più affollate, insieme alla Lombardia, rimangono la Campania con 7412 presenze e il Lazio con 6566. 
Il Trentino gode sempre della situazione migliore: 445 presenti a fronte di una capienza di 506 posti.
Arrivederci al prossimo mese.
AFG – SP

sabato 11 gennaio 2020

Rete 5G, più veloce e più rischiosa

Huawei, colosso telefonico cinese, vorrebbe fornire all’Europa la tecnologia necessaria per realizzare la rete 5G, l’internet ad alta velocità. Il Copasir, in un parere espresso al Parlamento il 12 dicembre scorso, ha espresso dubbi sull’acquisto di questa tecnologia dai cinesi. Secondo molti, non solo Donald Trump, c’è il rischio che Huawei, durante la configurazione delle apparecchiature, installi delle backdoor per spiare e ascoltare gli utilizzatori della rete, quindi, di fatto, la Cina sarebbe informata in tempo reale su tutto ciò che accade nel nostro Paese. Huawei Italia respinge le accuse, asserendo che Pechino non può obbligare per legge società private a sottomettersi al volere del governo. Restano tuttavia molti interrogativi in merito. In Europa pare che non ci sia stata una politica comunitaria di finanziamento allo sviluppo della nuova rete. Ericsson e Nokia, pur essendo in grado di fornire infrastrutture per il 5G, non hanno le dimensioni di Huawei e non sono competitive sui costi. La Merkel ha bloccato Deutsche Telekom che stava per firmare un contratto con i cinesi da oltre 500 milioni di euro. 
L’Unione Europea ha sottovalutato lo sviluppo di una realtà tecnologica così importante? 
Tutti i giorni sempre più app invadono la nostra privacy, quando le installiamo sui nostri smartphone ci chiedono di accedere alla nostra geolocalizzazione. Pur di non perder tempo, clicchiamo accetto, senza sapere come saranno utilizzati i dati che saranno raccolti. Perché una app di cucina deve avere accesso alla nostra posizione? Il Garante per la privacy stima che ci siano più di 80 app spia per ogni smartphone, che raccolgono e inviano quotidianamente informazioni a varie società. Chi sono queste società? Cosa fanno con i dati raccolti? Secondo Antonello Soro sarebbe necessario uno scudo digitale. Ad oggi non c’è nessuna legge che impedisca ad una società di Pechino di raccogliere dati in Europa, siamo sicuri di affidarci a loro per il 5G? Il carcere è un luogo sicuro da questi pericoli perché viviamo senza smartphone! Dopo l’11 settembre, per un po’ di sicurezza in più, che poi forse è solo presunzione, stiamo rinunciando ad un pezzo della nostra libertà. Quale dovrebbe essere il punto di equilibrio ragionevole?
DN – SP