…un pacchetto di Marlboro, così era terminata la mia storia in cui narravo dei miei fratelli.
Ero seduto con amici al tavolo del bar che frequentavo giornalmente. Ero stato lasciato a casa dal mio capo perché oramai troppo inaffidabile per presenze e orari, era estate, sarei dovuto partire per una vacanza a Formentera già prenotata con i colleghi, invece no, non mi bastavano i soldi che avevo, li avevo usati per comprare cocaina. Ero completamente solo…ero tossicodipendente.
Di fianco al bar c’era un grande salone di bellezza per signore, lì lavorava una ragazza, Nadia era il suo nome. Non so come ma non l’avevo mai vista, eppure i miei amici la conoscevano. Sicuramente non ci eravamo mai incontrati, impossibile non ricordarsi di una tale bellezza. Anche lei non stava trascorrendo un periodo idilliaco. Si era appena lasciata con il suo fidanzato dopo parecchi anni e gli era deceduta la nonna a cui era molto legata. Fu la prima volta che i nostri occhi s’incrociarono, un’emozione mai provata prima! Alla sua domanda, se volessimo qualcosa siccome stava andando dal tabaccaio, io risposi quasi per gioco:”un pacchetto di sigarette, grazie”. Quando tornò, mi porse un pacchetto di Marlboro rosso senza volere i soldi (ecco svelato l’arcano).
Non riuscivo più a togliermela dalla testa, iniziammo ad uscire con gli amici della compagnia; tutti le giravano intorno come api sul miele. Io no, me ne restavo in disparte e intanto pensavo alle note della canzone degli 883, Avvoltoi. Questo mio strategico disinteresse creò in lei una velata curiosità verso di me, da piccoli sguardi di complicità in breve ci avvicinammo fino a vederci e sentirci tutti i giorni.
Da tutti venne avvisata di stare lontano da me perché dicevano fossi un caso irrecuperabile, quelli che si chiamano amici! Per fortuna mia lei non diede retta a nessuno. Dopo un mese ci fidanzammo, ricordo ancora il giorno (11-08-2005) e il luogo. Se chiudo gli occhi, posso trasportarmi all’esatto momento del nostro primo bacio. Non passò molto e solo dopo quattro mesi le chiesi di sposarmi. Non ci fu nessuna risposta, solo un pianto di felicità ed un bacio che rappresentava un’esplosione di amore che mai avevo provato. Nessuna droga al mondo poteva darmi una sensazione come quella che stavo vivendo in quel momento.
Esattamente dici mesi dopo il nostro fidanzamento ci sposammo (10-06-2006). Il primo anno non fu semplice, perché ogni tanto facevo qualche scappatella con la mia amica bianca. Poi tutto diventò perfetto. Riuscimmo a comprare casa nel quartiere Barona, era l’anno 2010, Nadia era incinta, così il 23-02-2011, nacque il nostro primogenito, Simone. Andando contro tutti i consigli, lei vinse la sua scommessa personale su di me. Smisi con qualunque sostanza, addirittura abbandonai anche le sigarette. In poche parole lei mi salvò letteralmente la vita, e per questo le sarò grato per sempre!
I miei sogni si stavano realizzando uno ad uno dopo l’altro, avevo trovato la donna della mia vita, avevamo una casa di proprietà, il lavoro andava a meraviglia e arrivò anche il tanto atteso secondo figlio, Stefano. Anche mio nonno materno si chiamava così, ma non lo scelsi per lui, ma in onore del mio secondo fratello. In effetti, il piccolo è un pò più vivace, come se nel nome ci fosse qualche congiunzione. Eravamo veramente felici, uscivamo con i bambini e, quando volevamo concederci una serata libera, c’erano i miei suoceri a fare da baby-sitter (benedetti nonni).
Iniziammo a frequentare una cara amica di Nadia, con il compagno aveva una figlia della stessa età di Simone. Da qui iniziò un evento chiave della mia meravigliosa vita. Sabrina, così si chiamava l’amica di mia maglio, arrivò ad un punto di rottura con il compagno. Noi ovviamente, visto il loro momento delicato, continuavamo a frequentarci e a starle vicino, finché un giorno iniziò una nuova relazione con un nuovo ragazzo, Andrea.
Con lui ci fu subito intesa, forse anche troppa. Spesso venivano o andavamo a cena a casa gli uni degli altri e da li, iniziammo anche ad uscire da soli per bere qualcosa dopo aver cenato. Lui è di Rozzano e una sera mi portò a un bar che frequentava solitamente, un drink dopo l’altro e ci trovammo sotto casa di un suo conoscente spacciatore, che poi diventò anche il mio.
Ero terrorizzato sapendo di rompere un’astinenza che ormai era arrivata senza intoppi a 14 anni. Forse la scarsa lucidità dovuta dall’alcool mi diede il coraggio, o, per chiamarla nel modo giusto, la debolezza, e in un attimo mi trovai con una banconota arrotolata e la testa china sulla custodia di un CD a sniffare una riga di coca.
Tornammo a casa, io avevo una paura fottuta che mia moglie si accorgesse di qualcosa, ma purtroppo no. Da parte sua avevo acquisito la totale fiducia e poi un’altra mia particolarità è che quando uso la sostanza difficilmente lo do a notare: nessuna dilatazione degli occhi, nessun movimento mandibolare (da giovane sì, infatti, mi soprannominavano pac-man), nessuna difficoltà a parlare, addirittura non presentavo neanche grossi problemi di appetito, o al massimo usavo la scusa di aver fatto un breve aperitivo al bar dopo il lavoro.
Da lì, si susseguirono le uscite, e di conseguenza, stavo rientrando in un mondo arido da me già conosciuto. Il mio umore cambiò, dedicavo più tempo al lavoro ma sostanzialmente solo per tornare a casa più tardi e avere meno contatto sociale con la mia famiglia, ormai ero tornato amico intimo con la sostanza.
Non ero più l’uomo di cui mia moglie si era innamorata, non ero più Fabio! A settembre 2021, esattamente una settimana dopo il mio 40esimo compleanno lei decise di separarsi da me. Non diedi immediato peso alla cosa ma poi mi accorsi di quanto fosse grande il mio amore per lei. Continuavamo a vivere sotto lo stesso tetto, ma la cosa non era fattibile, in me era nata un’insana gelosia e possessività nei suoi confronti.
Mollai tutto, crollarono le fondamenta della mia vita. Tutto questo mi portò alla totale follia con atteggiamenti autolesionistici tipo assunzione di farmaci a caso, alcool e cocaina, insomma non avevo più voglia di vivere, addirittura arrivando pure ad un tentativo di suicidio!
Questo mio gesto fece intervenire le forze dell’ordine e, come prassi automatica, l’interessamento degli assistenti sociali. Fui costretto ad allontanarmi da casa; ero considerato un elemento di pericolosità sociale per i miei figli, cosa fuori discussione dal canto mio, ma comprendo la situazione vista dall’esterno.
Da questo momento smisi di essere marito, padre (nel senso di essere presente), cittadino modello.
Iniziai ad essere un delinquente!
P.S. Non ho paura di morire…ho paura di morire sapendo che lei non mi ama più
Fabio Orsingher
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