giovedì 1 gennaio 2026

Il Valore

Quando ero, piccolo, mio padre ci raccontava, a me e a mia sorella, delle storie e delle favole che ci consolavano. Soprattutto quando volevamo dormire. La sua storia preferita, che ci raccontava spesso: parlava di un uomo che viveva in una casa in campagna situata su una collina. Quest’uomo aveva una scultura creata da un famoso scultore conosciuto in particolarmente per le sue sculture di marmo. Quest’uomo non dava valore a questa scultura; l’aveva molto trascurata, con il tempo si sporcò molto soprattutto di escrementi di gallina. Un giorno un uomo di città, molto colto, passando lì per caso, di fianco alla casa vide la scultura e guardando in modo più accurato si accorse di un maestro e capì anche il vero valore di questo pezzo inestimabile andò a chiedere al proprietario se fosse disponibile a venderla. L’uomo di campagna si mise a ridere, dicendogli se fosse in grado di trovare una persona così ingenua disposta a trovare questa pietra sporca. L’uomo di città gli rispose “te la compro io ti offro due pezzi d’argento”. L’uomo di campagna si rimise a ridere di nuovo accettando l’offerta. L’uomo di città prese la scultura e la portò via su una schiena di un elefante. Dopo un po’ di mesi in un giorno l’uomo di campagna andò in città per visitarla. Mentre passeggiava per le strade della città, notò un ammasso di gente a fare la fila davanti ad un negozio sentì un uomo urlare ad alta voce: ”Venite tutti a vedere questa magnifica bellissima scultura è la più bella del mondo intero, per poterla vedere basta pagare due pezzi d’oro”. In quell’istante si mise in fila e pagò due pezzi d’oro per vedere la preziosa scultura. Entrò e guardò la scultura e si accorse che era proprio la scultura che aveva venduto per due pezzi d’argento proprio la scultura che era trascurata, buttata nel suo giardino. Quando ero piccolo, non avevo compreso la morale di questa storia anche quando sono cresciuto, non comprendevo. Però quando ho fatto questa entrata in galera avendo passato momenti difficili mi sono ricordato di questa storia e mi sono ricordato che anch’io avevo tante cose con tanto valore gratuite per tutto il tempo ma per la mia presunzione non gli ho dato nessun valore. Adesso sono qui con voi, vorrei anche al costo di pagare con un pezzo della mia vita solo per avere quello che avevo gratuitamente:famiglia, felicità, e soprattutto libertà..

Il vuoto e la solitudine

Sono al reparto “Nave” del carcere di San Vittore da ormai un mese e un paio di settimane. Devo dire che ho già imparato molto e colmato tante emozioni e insicurezze, anche se ho ancora molto da imparare, come il senso di vuoto, per esempio. Che senso ha la vita? Perché esistiamo? Che cosa vuol dire vivere? Sì, sono molto confuso, ne sono consapevole. Magari, anzi, non magari, l’uso di sostanze mi ha fatto pensare più del dovuto. Soprattutto la cannabis, che è la sostanza che amo di più e di conseguenza quella più difficile da lasciarmi alle spalle. Mi sento come un manichino di legno, duro e robusto all’esterno, ma completamente vuoto all’interno. Mi sento come una chitarra acustica, che fa uscire delle melodie e degli accordi stupendi, ma all’interno è... vuota. Sono e sono sempre stato circondato di persone: amici, parenti, conoscenti... Ma mi sono sempre sentito solo. Beh, spero che andando avanti nella vita e nel percorso qui alla nave e magari in comunità di riempire questo senso di vuoto e di solitudine, perché penso che queste due emozioni vadano a braccetto, di darmi delle risposte alle mie domande esistenziali e di essere felice veramente, magari rispondendo sinceramente a un banale, ma non banalissimo “come stai?”.

martedì 9 dicembre 2025

Nonne

 Ne ho conosciute tante di signore con i capelli grigi, argentati o tinti, con visi pieni di vita ed esperienza, occhi sempre lucidi con sguardi sicuri, sinceri e sorridenti. Quasi sempre educate nell’esprimersi o consigliarti. Raccontano storie di vita quasi sempre interessanti, ironiche e divertenti e con tante note di pazienza soprattutto verso i maschi in generale che conoscono meglio di tutti. Ho avuto spesso un trattamento e raccomandazioni utili e amorevoli, e poi carezze e baci, dolci, merende e panini imbottiti. Ti amano come le mamme ma sono le nonne. La mia più grande mancanza sono proprio le mie nonne Nicoletta e Rosa, sono mancate prima che io nascessi, ma grazie ai racconti e foto custoditi dai miei genitori è come se le conoscessi e nella mia mente e nel cuore le penso spesso.

Gabriele Nacci     

I miei genitori

Identità

Una vita normale

La vita normale, assume secondo me due punti di vista differenti se la si vede da una situazione di libertà oppure da recluso. Quante volte, da uomini liberi abbiamo pensato : Adesso basta, sempre le stesse cose, lo stesso lavoro, le solite persone che ci stanno at torno. Che voglia di trasgredire, di staccare la spina, da questa inesorabile normalità. Questo è certamente un pensiero lecito per chi a differenza nostra  non ha problemi  di dipendenza. Personalmente, credo di non potere più permettermi di fare questi raggionamenti, perchè la mia voglia di evadere dalla vita di tutti i giorni e dai suoi problemi, non mi porta certo ad un innocente momento di stacco da essa , ma bensì, ad un pericoloso abuso di alcool e cocaina, che mi fa sentire insensibile ai problemi della quotidianità, fino a superare quel confine che dall’anestetizzazione porta alla voglia di reazione, in uno stato mentale però distorto con l’elevata  possibilità di creare danni alle persone che mi vogliono bene fino a cadere in un incontrovertibile oblio. Adesso eccomi qui, in carcere, recluso, a maledirmi per aver cercato quegli stati di trasgressione che mi hanno rovinato la vita. Non mi resta altro che pensare a quanto mi manca quella “vita normale” con tutti i suoi problemi e le stesse persone. La solita routine.

domenica 9 novembre 2025

Un calcio alla discriminazione

Un pomeriggio di sport ed inclusione per sostenere le iniziative di reinserimento sociale della Fondazione di Don Gino Rigoldi, organizzata dall'associazione Amici della Nave. La Football Chance, la squadra formata da ex detenuti di San Vittore e del Beccaria, ha affrontato la Nazionale Magistrati in una partita terminata in pareggio: 1 a 1. Un momento di solidarietà che ha voluto richiamare l'attenzione sulle difficoltà di reinserimento degli ex detenuti.


https://www.rainews.it/tgr/lombardia/video/2025/11/la-partita-solidale-a-san-vittore-d5596da6-ff30-4ea9-aee8-f6463eef0239.html?wt_mc=2.www.wzp.rainews

domenica 2 novembre 2025

La prima volta in galera



La mia adolescenza

La mia adolescenza non è stata semplice da affrontare. Ero molto giovane, la vita mi ha riservato tristezze e delusioni; sono cresciuto con mio nonno e mia nonna in un quartiere abbastanza malfamato di Milano, in Barona. Mi è sempre mancata la figura paterna e ho patito l’assenza di una madre, sono stato trascurato e  questo non mi ha dato modo di condurre una vita normale. Non avendo una famiglia unita, mi è sempre mancata la materia prima cioè l’affetto, l’amore, il calore di una vera famiglia, anche se in parte ricevevo questo dai miei nonni. Tutto ciò ha portato a chiudermi in me stesso, un trauma che ha influito molto nel mio cammino. Di notte mi capita spesso di fare sogni dove intravvedo mia madre e mio padre che mi stanno vicino. Il viso di mio padre sembrerebbe avere una mia somiglianza e quando cerco intensamente di avvicinarmi per guardarlo mia madre si allontana e nello stesso momento scompare anche lui. Così mi sveglio ansioso e triste e mi chiedo come sarebbe stata la mia vita con due genitori uniti, un’emozione che purtroppo non ho mai avuto la possibilità di provare, mi sarebbe piaciuto molto, magari oggi non mi ritrovavo in questa situazione, essendomi affidato alla strada, a quelli che credevo amici, ma mi rendo conto ora che hanno solo sfruttato le mie disgrazie e debolezze, illudendomi per l’ennesima volta di aver trovato il bene che poi bene non è stato.

Gabriele Maglione

Bianca assassina

Si chiama cocaina, e non altro che una rovina: appena la provi non sei più lo stesso di prima. La bianca assassina, letale come un parassita entra nella tua vita e non si stacca più come una calamita sembra riempire il vuoto che hai ma è solo un’illusione sembra risolvere ogni problema ma non è lei la soluzione sembra farti divertire in realtà è una finta emozione che s’impossessa del tuo cuore e non ti fa più credere  alle persone. Una vita in paranoia, con il sonno che non ti piglia e non trovi più una gioia. Ti dimentichi della famiglia, una vita notturna nella giungla senza battere ciglia, col fiato sospeso mentre fai fuori un’altra bottiglia e nel mentre pensi, nel mentre stai perdendo i sensi. Guardi gli altri felici e pensi che siano diversi quando in realtà è la tua vita che è piena di eccessi. La cocaina è un diavolo che fa brutti scherzi è bianca ma rende la tua vita nera, senza colori. Un tragitto pieno di cactus e spine dove non ci sono fiori. Una strega incantatrice che non ti porta altro che dolori. Non è una questione di soldi: o lasci stare o muori. E' una storia fatta di sogni infranti sulle panchine, di mille cadute e di mille sfide. La nostra storia è un film che capisce solo chi lo vive dove il drammatico inizio è l’inchiostro per scrivere il lieto fine.

Farouk Ennajeh