venerdì 6 agosto 2021

La Libertà

 

 

La libertà per me è una cosa di cui non ci rendiamo conto di avere, fino a quando la si perde.
Fin quando si è liberi e non si ha mai avuto qualche restrizione, non si capisce bene cosa sia la libertà, una delle cose più belle che ci sia. La libertà di esprimersi, di agire, di muoversi, diciamo un po’ di tutto, e quando non si ha una cosa di queste, si sente la dignità sotto ai piedi e le emozioni spente o negative. Per me quando si perde la libertà, si ferma anche un pezzo della vita, anche se, devo dire che fa riflettere molto, un po’ su tutto, cercando di prendere questo tempo per pensare a cosa è stato e a cosa è giusto, e a cosa è stato ed è sbagliato.
Soprattutto per me, che sin quando ero fuori con la mia libertà, pensavo di non essere dipendente, e non avere questo problema, e stare qui oggi la prendo come un esperienza di vita, come un insegnamento che mi potrà portare benefici per il resto della mia vita e percorrere la mia strada senza cadere ancora nelle stesse buche, in fondo basta una notte per cadere, anni per rialzarsi, una vita intera per imparare a stare in piedi!

Michele Luzi 

 

 

Naufrago

 

Naufrago mi sento

su quest’isola d’illusione
che nel mistico pensare
odo solo il fragore dei miei passi.
Libero di sperare
mi legai stretto stretto all’albero maestro,
mentre i canto delle sirene
mi accecava e stordiva.
Mentre la sabbia umida
entra nelle narici,
schiacciandomi lo stomaco
già vuoto da sempre
sento l’anima mia sazia
del respiro che affannoso
emerge dall’inferno scampato.
Naufrago;
Da chi, da cosa:
invisibile geroglifico millenario
che fu:
che mai più sarà:
impregnato di salsedine
porta voci gioie e novità,
per tutto quello che sarà
per ciò che avverrà
per questo naufrago.

SERGIO FINI



Montagna, che passione

Ricordo come fosse oggi il mio primo viaggio che feci con due miei amici d’infanzia, quando partimmo da Milano per recarci in questa grande baita sita a Cortina D’Ampezzo. Fu una vacanza breve ma intensa, dove io e questi due miei amici ci divertimmo a più non posso. Questo paese era ricoperto di neve e si intravedevano negozi di lusso e altrettanti ristoranti dove facemmo molto shopping, ma soprattutto molte abbuffate di pietanze del posto del tipo: brasato, pizzoccheri, polenta con l’osso buco ma in particolare non dimenticherò mai il dolce finale preparato dagli stessi ristoratori.Il giorno seguente fu un qualcosa di divertente avendo noleggiato motoslitte che ci portarono in queste vie di montagne innevate, dove c'erano tantissime baite. Vedemmo giovani come noi con cui facemmo amicizia e insieme a loro, che conoscevano  il posto, visitammo posti e panorami meravigliosi che ancora vivono custoditi dentro al mio cuore. Che dire, ho voluto condividere con il  gruppo questa mia meravigliosa esperienza e dirvi che la montagna è un luogo dove vale la pena andare.

GINO RUGGIERO

La qualità non basta

È ovvio che esistono momenti diversi all’interno di una partita: una cosa è fare dribbling nell’area avversaria e un'altra nella propria dove,s e si perde la palla subisci goal. Ma io dico sempre ai miei compagni, dal centrocampo in su di rischiare. Non mi arrabbio se uno sbaglia. Mi arrabbio se non ci provano. Lo schema è importante. Ma deve essere sempre al servizio della tecnica e della fantasia individuale stoppare, a fare passaggi corti e lunghi, tirare al volo, saltare di testa, sono la base; aggiungere tattica e la preparazione atletica è importante, i difensori che non sanno affrontare e marcare l’avversario perché nessuno gli ha mai insegnato a posizionare il corpo, o attaccanti che hanno una giocata sola per superare i difensori perché non si sono mai esercitati nel dribbling. In sintesi, ci si riempie la bocca con i concetti di intensità e calcio in velocità, ma riesci a svilupparli, solo se hai la tecnica di base, se non sai stoppare la palla, se non la tieni attaccata ai piedi, la velocità dell’azione te la scordi. La qualità individuale può farti vincere qualche partita, ma se non sei super allenato, se non ti applichi, se non c’è gioco a sostenerti, allora non vinci.

 JOVANOVIKJ GIONATAN

Un percorso di guarigione

Ieri sera mi sono messo a scrivere facendo delle riflessioni qui sulla Nave. Per quanto breve sia stato il mio percorso e rivedendomi da quando sono salito a bordo fino a questo momento, con molta modestia mi vedo cambiato in meglio, più lucido e sempre più convinto di riprendermi in mano la vita, più sana ed equilibrata, consapevole che ci vorrà del tempo e, un passo alla volta devo farcela, in primo per la mia persona e per la gioia più grande che la vita mi ha regalato: mia figlia. Mi trovo molto bene e molto a mio agio nei gruppi con la dottoressa Bertelli che mi mette molto a mio agio e mi stimola molto a imparare a guardarmi dentro e a lavorare su me stesso e le mie fragilità, aprendomi a nuove emozioni. Non che prima non ne avessi, ma si erano congelate, a causa della vita dissoluta e di eccessi che vivevo. Mi rendo conto che sono all’inizio di un percorso che non sarà breve ma che sto affrontando con tutti i buoni propositi dimostrando a me stesso e a nessun altro che posso migliorarmi come uomo.  Un passo alla volta ce la farò

Grazie per questa opportunità che mi state dando, sempre più certo di averne bisogno, grazie ancora.

ENZO BONO

"Papà"


Ultimamente non so stare senza la famiglia che mi sono creato con il tempo. Mi ricordo delle prime volte che la mia compagna mi ha fatto conoscere il piccolino, lei era un passo enorme ma la cosa bella è che non li ho delusi, ce l’ho messa veramente tutta anche se era la mia prima esperienza. Non lo nego era veramente tosta la responsabilità dei bambini ma sembrava fossi portato a fare il padre di famiglia pure se non ho mai avuto un padre presente da cui prendere spunti. Ma la cosa più bella della mia vita è che Chry dopo  tanta strada mi ha chiamato papà, quel giorno non me lo scorderò mai, mi sono sentito l’uomo più felice del mondo: lì ho capito il valore della famiglia

AOUAM BRAHIM

Essere padre in prigione


Oggi è uno di quei giorni molto pensierosi e a me fa bene scrivere qualcosa riguardo a quel che mi passa per la testa. Come tutti i giorni i miei primi pensieri sono rivolti ai miei due figli che purtroppo non posso vedere e neanche sentire, cosa che mi dà molta sofferenza e tristezza. 
Questa carcerazione è un po’ diversa dalle carcerazioni che ho scontato in passato, a parte i 3 mesi che ho passato al carcere di Bollate nel 2013, era dal 2006 che non entravo in carcere. Tutte le carcerazioni precedenti “che non sono poche” le ho trascorse senza avere figli, non ero padre e adesso che lo sono ho una sofferenza in più avendo due figlie che mi aspettano fuori e mi sento molto in colpa per non essere vicino a loro.
La vita è proprio imprevedibile. Pensavo di aver dato una svolta alla mia vita. Nel 2007 riuscii a smettere di drogarmi e di conseguenza cambiai stile di vita lavorando e svolgendo una vita che rientrava nella normalità. Ho avuto due relazioni molto importanti con due donne.
La prima con Alessandra che è durata quattro anni convivendoci, la seconda e la più importante, con Teresa che è la mamma delle mie figlie. Sono rimasto pulito dalle sostanze per 11 anni e con Teresa ho convissuto per 7 anni circa, dopo la separazione con lei e di conseguenza con i miei figli, non ho retto la situazione che si è creata e mi sono trovato nuovamente a vivere da solo. Ho perso anche il lavoro perché non mi era stato rinnovato il contratto e purtroppo senza neanche rendermene conto, sono ricaduto nel drogarmi prima con l’alcool e poco dopo pure con cocaina ed eroina. In un attimo mi sono ritrovato nello stesso punto che avevo lasciato 11 anni prima e ovviamente ho ripreso lo stile di vita che mi ha portato a delinquere ancora, così da farmi arrestare.
Ho già preso una condanna in primo grado di 7 anni e 2 mesi e spero che in appello la riducano. Tra qualche giorno avrò un'altra udienza per la gestione genitoriale, chissà come andrà. Mi sento di aggiungere che Alberto si rialzerà e riprenderà il suo cammino sano che ha portato avanti per 11 anni e aggiungo: “ Signore concedimi di accettare le cose che non posso cambiare, la forza di cambiare quelle che posso e la saggezza di riconoscerne la differenza”

Alberto Sondo

martedì 13 luglio 2021

La pulizia, prima regola


Vorrei sottoporre all’attenzione dei miei compagni un’azione che mi aiuta molto nel combattere le dipendenze, il “ darmi delle regole” e non parlo di regole imposte dall’ordinamento penitenziario o dagli educatori, che, ahimè, a fine pena spesso spariscono. Parlo di regole che ci creiamo noi stessi da zero e che cerchiamo di seguire anche dopo la carcerazione, così che la cura di noi stessi non finisca mai. Un esempio su tutti è la pulizia delle stanze: sono certo che fuori da qui abbiamo tutti una casa  migliore del carcere e attendiamo con gioia di tornarci, ma nel frattempo è importante rendere accettabile l’ambiente in cui viviamo e tenerlo pulito al massimo, sia per prevenire malattie sia che per educazione e rispetto. Ma io ci vedo molto di più,  per me pulire è un modo per testare la mia costanza e il mio impegno sul lungo termine, dato che come tossicodipendente sono stato abituato dalla mia mente a cercare scorciatoie. Mi sono imposto la regola che qualsiasi cosa accada durante la giornata, a fine corsi, prendo scopa, paletta, secchio e straccio e pulisco, così come fa mia madre che, nonostante tutto, comunque vadano le giornate, la mattina dopo si alza e va al lavoro, affrontando senza indugi l’impegno preso, per sé, per la famiglia, per i suoi capi, per i suoi colleghi e per la società.

WILSON CABRERA

Giocare a Calcio


È ovvio che esistono momenti diversi all’interno di una partita: Una cosa è fare dribbling nell’area avversaria e un'altra nella propria dove, se si perde palla, subisci goal. Ma io dico sempre ai miei compagni, dal centro campo in su di rischiare. Non mi arrabbio se uno sbaglia. Mi arrabbio se non ci provano. Lo schema è importante. Ma deve essere sempre al servizio della tecnica e della fantasia individuale stoppare, a fare passaggi corti e lunghi, tirare al volo, saltare di testa, sono la base; aggiungere tattica e la preparazione atletica è importante, i difensori che non sanno affrontare e marcare l’avversario perché nessuno gli ha mai insegnato a posizionare il corpo, o attaccanti che hanno una giocata sola per superare i difensori perché non si sono mai esercitati nel dribbling. In sintesi, ci si riempie la bocca con i concetti di intensità e calcio in velocità, ma riesci a svilupparli se hai la tecnica di base. Se non sai stoppare la palla, se non la tieni attaccata ai piedi, la velocità dell’azione te la scordi. La qualità individuale può farti vincere qualche partita, ma se non sei super allenato, se non ti applichi, se non c’è gioco a sostenerti, non vinci i campionati

 JOVANOVIKJ GIONATAN

Chi chiede aiuto non è un debole.


Rendersi conto di aver bisogno di aiuto non è l’ammissione di una debolezza, ma il riconoscimento di un potenziale.
La volontà è come un muscolo, che va tenuto in allenamento perché non ci abbandoni quando dobbiamo prendere le decisioni importanti. Le nostre esperienze positive ci fanno crescere aumentando la fiducia in noi stessi e le nostre capacità. Se riuscissimo in una situazione difficile ad associare un sentimento positivo otterremmo una crescita. Non voglio più lasciarmi trasportare dalle emozioni che non mi fanno ragionare a mente fredda, facendomi perdere di vista i miei obbiettivi. 
Quando si fa qualcosa si ha contro quelli che vogliono fare la stessa cosa, quelli che vogliono fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non vogliono fare niente. non dobbiamo quindi permettere che le scelte degli altri ostacolino i nostri obbiettivi.
Il mio futuro dipende da me, ognuno è padrone del proprio destino, e capitano della sua anima. Quando si perde una battaglia ma si trae insegnamento dagli errori commessi, si può trovare un modo per vincere la guerra.

Federico Spiriti