Non posso stare più senza tornare alle mie origini, al mio Paese, il Senegal. Sento crescere sempre più in me, il profondo desiderio di ritornare a ciò a cui appartengo, alla mia terra nativa. Mi fermo a pensare e a riflettere su ciò che potrei fare quando sicuramente tornerò al mio Paese. Ho molte idee da sviluppare e da realizzare, grazie anche all'Italia, che mi ha ospitato in questi anni, insegnandomi una maggiore apertura mentale verso il mondo e gli altri. Grazie!
martedì 10 novembre 2020
Mai più senza mio figlio
Ora vi dirò qual è la cosa per me più importante: mio figlio. Dal primo istante in cui l’ho visto non ho potuto e non potrò mai stare senza di lui. Ho 22 anni e da molti potrei essere considerato ancora un bambino o addirittura un pazzo; io vi posso garantire che da quando sono diventato padre, ovvero il giorno in cui per la prima volta ho tenuto in braccio mio figlio, sono diventato un uomo. Mi sono sempre posto milioni di domande come ad esempio: sarò un buon padre? Sarò in grado di crescere questo angelo che Dio mi ha dato? Bene, tutte le risposte a quelle domande le ho trovate ammirando il sorriso di mio figlio giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Mi ha insegnato ad essere responsabile, mi ha insegnato ad essere più sicuro di me stesso e ultima ma non ultima ho capito cos’è il vero amore. Oggi mio figlio ha quasi due anni, è l’unica ragione della mia vita ed è l’unica cosa di cui posso dire di essere fiero. Sono soddisfatto e fiero di me stesso per essere diventato il padre che sono oggi e di una cosa sono più che sicuro: non potrò mai più stare senza il mio angioletto.
Un dolce vizio
martedì 3 novembre 2020
In Marocco, per lavorare
In questi giorni pensavo a che lavoro mi piacerebbe fare, una volta pagato il mio debito con la legge. Mi sono messo a riflettere su quali potrebbero essere le mie risorse come persona, e ritengo di avere sviluppato una padronanza della lingua italiana e di avere una discreta capacità nel comunicare con le persone. Perché quindi non sfruttarle nel mio Paese, il Marocco, nel settore turistico? Mi piacerebbe creare una struttura per turisti un po’ diversa dalle solite presenti nel mio Paese,un Bed and Breakfast a gestione famigliare, offrendo vitto e alloggio secondo le nostre usanze ma con una contaminazione italiana nell’arredo e nel cibo, così che le persone si possano sentire a loro agio avendo uno scambio culturale nella semplicità.
venerdì 30 ottobre 2020
La mia esperienza con il lavoro
Uscivo da una lunga carcerazione per un cumulo di reati. Dopo 6 anni di carcere finalmente ero fuori. Dopo aver trascorso dai 18 ai 24 anni tra penitenziari e comunità. Grazie a mio cognato che garantì per darmi la possibilità di lavorare nello stesso posto dove lavorava lui iniziai anche io… Si trattava di un ristorante in zona Duomo. La cosa che mi colpì, fu che mio cognato fu sincero nel raccontare ai gestori del mio passato e che loro mi fecero comunque lavorare senza pregiudizi, dandomi la massima fiducia. Il mio lavoro consisteva nell’invitare all’interno i clienti e farli accomodare al tavolo dove successivamente arrivavano i camerieri a raccogliere le ordinazioni. Trovavo quel lavoro molto divertente perché non ero solo, ero con un gruppo composto da ragazzi e ragazze che sponsorizzavano il ristorante per il quale lavoravamo, in competizione con un altro gruppo di promoter che lavorava per un altro ristorante che si trovava proprio di fronte al nostro. Lo stimolo per andare avanti ce lo davano le proprietarie del ristorante che oltre al fisso di 1100 euro al mese ci davano i bonus: cioè ogni 10 clienti che consumavano, scattava un euro a persona fino alla trentesima persona, così arrivavi pure a portare a casa 50 euro ogni giorno. Le ore che passavamo sul posto di lavoro erano dieci con una sola ora di pausa. Ho lavorato li per tre mesi e mezzo ed è stata una bella esperienza lavorativa, anche se breve, perché lasciai quel lavoro alla quale mi ero affezionato: avevo trascorso tutta la mia adolescenza nei penitenziari e cosi preferii un po’ di libertà. Tutt’oggi le proprietarie del locale mi vogliono bene e sono in buoni rapporti con loro perché non hanno pregiudizi e sanno che nonostante i miei errori sul posto di lavoro ho dato il massimo e i clienti da me portati chiedevano di me. Al punto di richiamarmi per ricominciare a lavorare con loro.
Francesco Paolo Catrini
L'importanza del lavoro
Confesso che quando sento la parola ”lavoro” mi vergogno un po’, perché nella mia vita non ho quasi mai lavorato. Non sono certo fiero di dirlo, però posso dirvi con grande orgoglio, che sono il figlio di un grande lavoratore molto onesto, onestà che però, purtroppo, non gli garantiva un pasto al giorno. Tanta povertà mi ha portato all’età di 7 anni a cominciare ad arrangiarmi vendendo sigarette in un bar nella zona dove abitavo. Il locale era di una donna francese che si chiamava Madame Catryn. Era una donna bella cicciona, molto simpatica che mi voleva bene e sapeva che avevo bisogno di mantenermi. Madame Catryn mi diceva sempre se volevo andare in Francia con lei e io mi mettevo a ridere. Un giorno lo riferii a mio padre e lui mi spiegò che così che così mi sarei allontanato dai miei fratelli. Mi ricordo bene quel giorno, mi misi a piangere: eravamo nove fratelli molto uniti nonostante la situazione economica. Il pensiero di traversare il mare verso l’Europa crebbe subito, visto la povertà e l’ ambiente dove vivevo, e mi portò ad affrontare il mio viaggio di speranza verso un futuro migliore. Purtroppo scelsi la via breve per assicurare una vita dignitosa alla mia famiglia, rubando, saltando da un palazzo all‘ altro e, tra una carcerazione e l’altra, ricadevo sempre nella droga. Negli ultimi sei anni della mia vita ho scommesso su un futuro migliore trovando un lavoro come facchino all’ Ortomercato di Milano, scoprendo la parte positiva di me, quella che mi permetteva di lavorare onestamente e di guadagnare qualche soldo senza paura. Sono stati gli anni più belli della mia vita, dormivo in santa pace anche se all’inizio fu molto difficile. Riuscii a resistere e a non sbagliare, ma la mia ricaduta nella droga mi portò a frequentare certe persone, brutte compagnie, e a commettere altri reati che sto pagando molto cari.
Adesso mi manca il mio lavoro. E, ci crediate o no, mi manca anche quando dovevo svegliarmi presto.
Kharbouche Abdel
Ricordi di lavoro
Ho iniziato a lavorare all’età di 16 anni come barista a Milano in corso di Porta Vittoria. Fare il barista mi piaceva molto e lo facevo con amore e passione; mi ricordo di quando portavo i caffè o il pranzo negli uffici o nei negozi, e tutte le persone mi facevano i complimenti rendendomi molto contento. Poi, dopo questi dieci mesi da barista, decisi di cambiare lavoro e andai a fare il magazziniere a Milano in via Don Calabria, zona Bovisa e lì mi trovai molto bene. Imparai a guidare il muletto, perché facendo il magazziniere era necessario saperlo guidare. Mi piaceva molto come lavoro, perché il datore di lavoro era una persona molto buona e alla mano, già dopo solo un mese di lavoro aveva molta fiducia in me e così andai avanti per circa un anno a lavorare lì. Guidavo mezzi di ogni genere, sia furgoni che camion e posso dire che la giornata mi passava velocemente. Poi dopo quasi un anno di lavoro come magazziniere, andai a lavorare con mia sorella in una ditta di giornali che si trovava a Vittuone in provincia di Milano. E li iniziai a svolgere la mansione di smistamento di giornali di tutti i generi e per quasi un anno e mezzo feci questo, poi andò in pensione un mulettista e così mia sorella e decise affidare la mansione a me. Imparai a guidare tutti i tipi di muletti partendo dal “Paperino” fino al muletto retrattile, mezzo non facile da guidare. Il mio lavoro con il BT consisteva nel dare le ceste piene di giornali da smistare, ai miei colleghi,così andai avanti a lavorare per quattro anni trovandomi molto bene. Poi dopo quattro anni di lavoro, all’età di 22 anni, avvenne il mio primo arresto. Ed è così che diedi l’addio al lavoro.
Gianluca Dercenno
Ottimismo
Buongiorno a tutti, vi voglio parlare delle conseguenze delle sostanze e del carcere sulla mia vita. Soprattutto di come mi stiano facendo perdere parte delle fatiche che ho fatto in passato. Da quando avevo 14 anni ho lavorato duramente con l’impresa di famiglia e ho rinunciato a molte cose per non fare mai mancare nulla alla mia famiglia. Ora però che mi trovo qui (per colpa mia) i miei cari stanno pagando le conseguenze delle mie assenze quanto le sto pagando io. Nonostante fossi stato in comunità, per 16 mesi per uso di alcool e cocaina, è bastato un attimo per ricominciare e ritrovarmi in carcere pieno di problemi. Ogni giorno chiamo casa e il più delle volte ho notizie negative, finanziarie e affettive, perché mia moglie è stremata e stanca della persona che sono tornato ad essere. Le banche mi stanno chiudendo i fidi, addirittura l’anticipo fatture perché il fatturato è diminuito drasticamente, e solo quando parlo con i miei figli mi ricarico e riacquisto la fiducia e la forza per affrontare questo percorso, che assomiglia in parte a quello che ho già fatto in comunità. Sono fiducioso di ciò che sto facendo alla Nave nonostante tutti i miei problemi. So di essere seguito da professionisti e quindi come dico a mia madre e alla mia famiglia: ottimismo!
Francesco Carbonini
Mai più senza
Non posso più stare lontano dalle mie origini e dal mio Paese. Sento crescere sempre più in me, il profondo desiderio di ritornare a ciò che mi lega alla mia terra nativa. Mi fermo a pensare e a riflettere su ciò che potrei fare quando tornerò al mio Paese, ho molte idee da sviluppare e da realizzare , grazie anche all’Italia che mi ha ospitato in questi anni, insegnandomi ad avere una maggiore apertura mentale verso il mondo e gli altri . Grazie.
Diallo Omar
martedì 6 ottobre 2020
Umiliazione e umiltà
Quando noi parliamo di umiliazione, stiamo vivendo senza volerlo due esperienze diverse .La prima è la sensazione di subirla e accettarla e la seconda secondo me ci protegge e ci dà la forza per andare avanti. In pochi desiderano essere umiliati, a meno che non ci siano di mezzo fruste e catene.Per la maggioranza di noi, l’umiliazione è qualcosa di sgradito e non è qualcosa che viene ricercato, l’umiliazione va in scena di fronte a un pubblico e ci fa venire voglia di scomparire da tutto e da tutti. Spesso succede quando siamo oggetto del disprezzo di qualcun altro,quando qualcuno ride per il colore della nostra pelle, o quando scopriamo che tutti erano al corrente di una relazione di una vostra partner tranne voi. Umiliazione e umiltà sono diventate due cose tanto diverse. Rinunciare alla nostra superiorità non è sempre stato facile,quando molti di noi vengono umiliati non diventeranno mai umili. Ci sono persone che ripetono che sono stati sempre molto umili. Questa falsa modestia è l’ammissione che le cose belle della nostra vita non dipendono soltanto da noi, ma anche dagli altri.