La scorsa settimana è avvenuto un fatto che ricorderò per tutta la vita. Ho ricevuto un atto giudiziario che mi ha fatto crollare il mondo addosso. Non lo nascondo, ho meditato di compiere anche un gesto estremo, ma se sono qui, non è questo il risultato che voglio ottenere. Voglio essere una persona nuova, lo faccio per me e lo voglio fare anche perché lo scopo che inseguo è mostrare alla mia famiglia, ai miei figli e alla società solo il mio lato migliore, quello riabilitato, quello sicuro di se stesso. In questi ultimi giorni non riesco più a distinguere quello che è giusto da quello che è sbagliato, quello che è legittimo da quello che non lo è, voglio chiedere scusa al mio compagno Francesco per averlo assalito a parolacce senza motivo, non pensavo realmente a quello che dicevo. Ho avuto bisogno di sfogarmi e l’ho fatto nella maniera sbagliata. Mi sono reso conto che fuori ci sono persone che se ne fregano se stai male, se ne fregano se stai faticando per essere un uomo diverso, a loro importa nulla o quasi. Il brutto è che ne esistono altrettante che, pur sapendo la realtà che vivi qui dentro, usano questo momento per abbatterti totalmente, ferirti con fredda consapevolezza e magari istigarti a compiere quello che farebbe risparmiare un po’ tempo e denaro. Non ce la faccio davvero a credere che si possa approfittare in questo modo, magari dall’altra parte c’è qualcuno che si muove proprio adesso perché è più facile accanirsi su chi non ha la possibilità di reagire o magari è solo tanta, tanta ignoranza. Non me ne vogliano i compagni marinai, ma io sono contento che qualcuno sia riuscito a fermarmi, non avevo la possibilità di accedere a quelle cliniche svizzere da cinque zeri, che mi avrebbero chiuso per due mesi e ripulito da tutto quello che esiste di proibito. Il carcere, anche se duro, è stata la cura giusta, o forse l’unica, per risollevarmi. Adesso sta per essere usata come elemento di pregiudizio che sarà portato davanti a un giudice, dovrò essere di nuovo giudicato, stavolta per volontà di altri. Non auguro a nessuno questa prova, per un genitore è straziante anche se non ci sono lutti, non si riesce a pensare ad altro, ti fai tornare in mente prima i momenti belli e poi i momenti brutti, gli errori, le sofferenze causate e subite, ma una cosa come questa non mi permette di credere che qualcosa di buono sia stato fatto. Adesso riesco solo a chiedermi se sono realmente un padre indegno o sono gli altri che mi vedono così, e se così fosse, se fossi realmente indegno, allora quale sarà la giusta pena, quale futuro immaginarsi con questo pensiero fisso?
S. Catania
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