domenica 27 dicembre 2020

L' Egitto e Napoli

Sharm El Sheikh è il posto più bello che abbia mai visitato. Ci sono andato nel 1998, ed ho visto posti meravigliosi che mi colpirono molto! Subito dopo Sharm, il posto più bello che conosca è la mia città: Napoli. Ci sono tornato nel 2018 con mia moglie che ne è rimasta entusiasta, soprattutto del Santuario di Pompei che è davvero meraviglioso. E' stato bello prendere l'aereo a Linate, arrivare a Capodichino e soggiornare per una settimana in un bed&breakfast. Un altro giorno le ho fatto visitare Mergellina e il Vomero. Non poteva mancare Capri, naturalmente, che le è piaciuta molto. E le ho fatto anche visitare dei musei! Al momento di ripartire, mia moglie non voleva più tornare, come me, del resto.

Gianluca

E il tempo passa.

Buon giorno marinai!

Oggi ognuno aveva impegni, qui nella 407. Io sono andato in matricola, Giovanni aveva il colloquio per la Comunità e Gino ha partecipato al corso Psicoterapia Adulti. Dopo pranzo, quattro chiacchiere durante l'ora d'aria e il gruppo di lettura, nel quale abbiamo letto il libro di Luigi Pagano. Terminato il gruppo, ho chiamato casa e poi l'avvocato. Adesso io e Giovanni stiamo facendo esercizi fisici mentre Gino si dedica ai fornelli: anche questa giornata è passata. A tutti voi una buonanotte!

Frase del giorno: "Non perdere mai la speranza".

Cella 407

Un giorno come tanti altri

 Buongiorno, equipe e marinai.

Questa mattina ci siamo svegliati rapidamente perché eravamo attesi dai Gruppi. In quello a cui ho partecipato abbiamo parlato di varie cose, ma soprattutto abbiamo discusso della prevenzione del Corona Virus. Alle 11.45 rientro in cella, pranzo e poi l'ora d'aria. In cella finisco di leggere il libro "La Storia di Iqbal". Dopo la cena e la pulizia della cella, ci vediamo il film "World War Z"  e poi ci corichiamo.

Frase del Giorno: "Ride delle cicatrici altrui chi non è mai stato ferito".

Cella 407, Sebastian, Ruggiero e Giovanni.

mercoledì 18 novembre 2020

Una voce amica

Buongiorno a tutti. Oggi, al mio risveglio, mi accorgo che, come al solito, il mio concellino è già attivo, Mi guarda e mi invita a scendere per l'ora d'aria. Mi preparo e lo seguo. All'aria corriamo per 30 minuti, facciamo quattro passi ed è già il momento di tornare in cella. Un caffè e poi l'attesa della chiamata della mia compagna. Dieci minuti che a volte non bastano per parlare di tutte le cose che dobbiamo dirci. Alla fine della chiamata quello che ho appreso è che portava la figlia dal dentista. Utile avere notizie, certo, ma in questo periodo il solo sentire una voce amica è molto piacevole. La giornata volge al termine con il solito pisolino e l'ora d'aria. Tiriamo fino all'ora di cena e poi cerchiamo un bel film da vedere, ma di film non c'è traccia. Facciamo un po' di zapping e poi seguiamo l'intervista di Daria Bignardi al direttore dell'istituto. Buona notte a tutti dalla 405.

Parole del giorno: Ognuno può raccontare la propria storia come più gli piace. E' il tuo assolo e nessuno te ne può privare.

Cella 405

martedì 17 novembre 2020

Cadere e rialzarsi

Mi chiamo Alberto, ho 51 anni e da settembre sono carcerato a San Vittore. All'ingresso in carcere mi hanno portato al quinto raggio, dove sono stato 20 giorni. L'esito del mio tampone Covid è risultato  negativo, quindi mi hanno spostato al terzo piano del terzo raggio. Altri venti giorni lì, poi, per mia fortuna, sono salito al quarto piano, alla Nave. Di questo devo ringraziare molto le dottoresse che già mi conoscevano e che sono riuscite a farmi trasferire. Nel 2002 ero già stato per qualche mese in quel reparto, uscendone a fine pena. Oggi sono nella cella 403, proprio di fronte alla 416 dove soggiornavo nel 2002. Uscii il primo gennaio del 2003, credo il primo liberante dell'anno, a San Vittore. Oggi, qui come negli altri carceri, la situazione è molto critica e rischiosa, ma per fortuna i nuovi tamponi che ho fatto sono risultati negativi. Nonostante ciò, la mia cella è ancora cristallizzata per il tracciamento, ma spero che questo cambi in fretta. Era da molto che non entravo a San Vittore, sono stato 11 anni senza delinquere e senza drogarmi. La vita sembrava avere avuto una svolta, lavoravo onestamente e ho avuto due relazioni importanti in questo tempo, una di quattro anni e l'altra, la più importante, di sette. Con Teresa, quella con cui è durata sette anni, ho avuto due gemelli, maschio e femmina: Giovanni e Maddalena che hanno due anni e sei mesi. Purtroppo mi separai da Teresa quando i bimbi avevano solo cinque mesi e lei se ne è andata a vivere in un'altra casa. Ho sofferto molto per questa separazione e adesso che sono recluso soffro ancora di più. Dovrò lavorare molto su me stesso, impegnarmi e rialzarmi dalla ricaduta. Devo subire due processi dopo di che ho intenzione di chiedere una misura alternativa, un percorso riabilitativo in comunità. Voglio tornare l'Alberto che per 11 anni ha svolto una vita normale, onesta, senza la necessità di delinquere e di drogarmi. Solo così potrò riavvicinarmi ai miei figli ed essere un vero padre. Mi piace pensare che dopo la tempesta arrivi sempre la quiete. Tornando alla mia carcerazione, sono consapevole che qualche anno di condanna mi sarà dato, ma non voglio buttarmi giù. Una cosa che ho imparato in questi anni, è la capacità di chiedere aiuto, mettendo da parte l'orgoglio che spesso è nocivo. So che qui alla Nave ho la possibilità di avere tutto ciò che mi serve, di lavorare su di me, di frequentare gruppi, di confrontarmi con gli altri detenuti e le dottoresse. So di essere cambiato rispetto a una ventina di anni fa e la ricaduta che ho avuto mi potrà servire da lezione. Ora so,che ci vuole un attimo a ricadere nella droga e che non devi mai abbassare la guardia, perché basta una dose per fregarsi. Ho voluto scrivere di me e penso che lo farò ancora, mi è utile e mi aiuta a non tenere i pensieri dentro di me.

Alberto

Un giorno difficile

Buon giorno equipe e marinai. Oggi la giornata comincia male. Sveglia molto presto, caffè e sigaretta con il mio concellino Luca. Mi preparo per scendere all'aria, sperando che possa cambiare il mio umore. Oggi avrei dovuto avere un incontro con la mia compagna, ma i colloqui sono sospesi, e quindi non se ne fa nulla. La giornata non è cambiata nonostante alle 11.45 l'abbia chiamata, era agitata, preoccupata per la situazione e per il mio appello del 9 dicembre. Nel pomeriggio, una bella pennichella e poi televisione; tra me e me rifletto sulla fine di merda che ho fatto. Si tira l'ora di cena, caffè e sigaretta e poi pulizia delle stoviglie, il film di prima serata e poi a nanna. Buona notte dalla 405.

Parole del giorno: Noi esseri umani siamo fragili e romperci è molto più facile che aggiustarci!

Cella 405

Disincagliamoci

Buon giorno, equipe e marinai. Comincia un'altra settimana nella quale scopriremo cosa ci riserverà. Da 15 giorni siamo chiusi in cella, tranne le poche ore d'aria che ci sono concesse. In questa situazione di chiusura, c'è poco da dire o da raccontare, le giornate sono più o meno tutte uguali. Le uniche cose che ci restano sono le chiamate e Skype, per svagarci ed avere notizie dei nostri cari. Ormai ci siamo abituati, volenti o nolenti, a questa chiusura, si va all'aria alla mattina e al pomeriggio e poi si guarda la TV. Nonostante la sofferenza, si cerca di fare andare le cose per il verso giusto, per questo sono qui a scrivere il diario. Sarà pure vero che ogni nave ha un diario di bordo, ma al momento la nostra Nave è incagliata su di uno scoglio e non si sa se qualcuno verrà a salvarci. Dalla cella 405 gli auguri per una buona settimana.

Cella 405


Parole del giorno: 

Noi siamo i soliti fatti così 

Abbiamo frequentato delle pericolose abitudini 

E siamo ritornati sani e salvi

Senza complicazioni
Noi siamo liberi.
(Vasco "I Soliti")

Un grazie di cuore

Buongiorno equipe e marinai. Scrivo questo diario esprimendo tutto il mio dolore per come noi marinai stiamo vivendo questo brutto periodo. Il disagio è forte perché questa emergenza sanitaria ha reso ancora più difficile la reclusione. Una chiusura nella chiusura, visto che non abbiamo più colloqui. Ieri, parlando con la dottoressa Bertelli, mi sono reso conto di quanto lei tenga  questo reparto, a tutti noi marinai. Guardandola negli occhi ho visto lo strazio per questa situazione, a volte uno sguardo vale più di mille parole. Nel suo c'erano dolore, compassione, e tanta voglia di aiutare tutti noi. Voglio dirvi, marinai, che questo non sarà né il primo né l'ultimo problema che dovremo affrontare nella nostra lotta a questo virus che ci tiene confinati. Penso però che se resteremo uniti, come una grande famiglia, ne usciremo più forti che mai. Lo dobbiamo alle nostre famiglie, ai nostri figli, ma anche alle dottoresse che donano molto del loro tempo a noi, sottraendolo ai loro cari per darci supporto e conforto, aiutandoci in tutto e per tutto. Spero che restando uniti sconfiggeremo non solo la malattia, ma anche tutte quelle cose che ci hanno portato lontano dai nostri cari, rovinando le nostre vite. Anche se chiusi e con rapporti limitati, se resteremo compatti come la Nave ci ha insegnato, dimostreremo a tutti quello che valiamo.               Concludo con un grazie particolare alle nostre dottoresse. 

Nikolas La Torre

Piccole abitudini

Buongiorno a voi, dottoresse. Oggi è stata una giornata un po' particolare, iniziata con i soliti due caffè, poi una sigaretta, in attesa dell'ora d'aria. Pensavamo di poter scendere insieme ai detenuti delle celle cristallizzate, invece abbiamo dovuto aspettare fino alle 12. Dopo, abbiamo mangiato e abbiamo schiacciato un pisolino per una ventina di minuti. Quando ci siamo svegliati, il nostro compagno Davide ha fatto un po' di palestra mentre Stefano scriveva. Poi, l'attesa per la chiamata, che è andata bene. Tornato in cella, Stefano si è messo a cucinare una buonissima pasta al pesto. Dopo cena, telegiornale e quattro chiacchiere come al solito, prima di pulire la cella e della doccia calda. Poi, tutti a nanna.

Cella 418

lunedì 16 novembre 2020

Una giornata come le altre

Buon giorno, equipe e marinai. Dalla 412, eccovi questo diario. La giornata inizia con le pulizie e il riordino del reparto. Cristian porta il vitto, Francesco e Omar puliscono e Gigi e Ale si occupano delle spese. Nonostante questi impegni, si cerca di stare più uniti possibile, anche con i compagni che sono isolati. Ognuno di noi si ferma presso le loro celle per una chiacchierata, così da avere scambi di pensieri e di argomenti. Si cerca di portare un po' di positività e di allegria in questo momento, segnato dalla monotonia e dalla noia, con il sorriso. Adesso la giornata procede come sempre, con la speranza che qualcosa possa cambiare presto. Siamo fiduciosi, anche se le nostre menti e i nostri cuori sono altrove.

Frase del giorno. Nonostante la speranza restiamo con i piedi per terra: la realtà è questa!

Cella 412