domenica 27 novembre 2022

Un grazie a tutti

Oggi per la prima volta mi trovo ad ammettere che le persone che lavorano in carcere, nello specifico gli operatori del ASST SANTI PAOLO CARLO mi sono stati molto vicini. Inutile raccontare quello che è successo lo sapete tutti, io di esperienza carceraria ne ho già avuto in passato e mai nessuno mi è stato così tanto vicino, ma l’esperienza appena vissuta qui mi ha profondamente toccato. Ho avuto la fortuna di essere stato capito e seguito subito dalla psicologa, dalle nostre dottoresse di reparto e dalla mia mini equipe del Serd, che sono stati tutti gentili con me. Tutti mi hanno fatto sentire coccolato! Una sensazione strana che mi ha lasciato incredulo, mi sembrava impossibile pensare che in un posto di violenza e cattiveria come il carcere qualcuno potesse essere gentile con me, farmi sentire appunto amato quasi come faceva la mia mamma. Questo più che un articolo è una lettera per ringraziare tanto tutti voi operatori e anche alcuni compagni della Nave, per avere avuto un momento da dedicarmi, non perché dovuto, ma di cuore.

Grazie per essere stati gentili con me.

 

Youssef Ef Sassafi

venerdì 25 novembre 2022

Una giornata speciale


Come descrivere una giornata indimenticabile? Una giornata che ha unito i due mondi a cui appartengo? Semplicemente come una giornata scandita da emozioni, di gioia. Parlo del giorno in cui ho trascorso due ore immerso nell’amore dei miei cari, con la vicinanza delle persone che mi stanno guidando in questo percorso. Porterò per sempre nel cuore l’emozione provata quando quel corpicino mi abbracciava e non voleva più staccarsi da me. Tenere la mia bimba in braccio ha suscitato in me tenerezza e il desiderio di non  permettere più a niente e nessuno di allontanarmi da lei. Insieme a questo sentimento, mi rimangono nel cuore gli sguardi delle persone che mi guidano in questa mia presa di coscienza e che hanno permesso che potessi rispondere con un “sì” alle richiesta dai miei figli: “Papà, mai più lontano, promesso?”. Spero di poter vivere nuovamente queste emozioni, di avere ancora occasione di fare un tuffo nella realtà, una realtà che sa attendere ed è capace di regalarmi tutto questo!

 

Kenan Koysurenbars 


domenica 6 novembre 2022

BLOG NEWS 11/10 - 14/10

 Martedì 11

Ma che bell’atmosfera! Ora si, ci siamo, siamo tornati ad essere un gruppo! Oggi siamo rimasti soli tutta la mattinata, intendo senza le Dottoresse e, anche se dovrebbe essere scontato, siamo stati davvero bravi. Alle 10 c’è stata l’apertura e confesso che non mi sarei mai aspettato la partecipazione totale, dal momento, appunto, che sono mancate loro, mi immaginavo un’apertura con poche persone, i “soliti sospetti”, tanto non ci sarebbe stato nessuno a controllarci ed invece è stato letto anche il diario. Forse il mio timore nasceva dallo stato d’animo con il quale credevo molti di noi affrontassero “la Nave”, magari perché è un meccanismo che ha guidato anche me in un periodo iniziale:  vedere le Dottoresse come dei controllori e viverle alla pari di chi ci tiene, per ovvi motivi, qui. Invece bisogna pensare a loro come a delle sorelle, io le vivo così, ed in questo modo non si sente il bisogno di fregarle. Comunque ho aspettato con ansia il loro ritorno, attaccato al cancello … non importa se mi capita o meno di parlarci durante la giornata ma mi occorre sapere che sono nel loro ufficio, mi tranquillizza.

Sono ricominciati oggi alcuni gruppi come l’”orientamento al lavoro” dove ci viene insegnato come produrre un curriculum (non tutti abbiamo mai provato il brivido di farlo) e di come affrontare i colloqui di lavoro. Poi il gruppo fumetto dove , inutile dire, Glenda ci ha già catturati con la presentazione di un nuovo modulo di lavoro: sa sempre essere coinvolgente ed entusiasmante.

 

 

Mercoledì 12

 

E che ve lo dico a fare?! Oggi “Oblò!”, e come sempre si vive un viaggio, dai buoni propositi di Jordan che ha deciso di “alzare le chiappe” e dimostrare di cosa è capace la sua volontà, al viaggio in treno con Kenan che ci ha emozionato con il suo primo viaggio contornato da sperimentazioni e curiosità, abbeverandoci poi alla fontana di Beni Mellal con Hassan e viaggiando con Giulio a Fier in Albania. Giorgio ci ha fatto ridere con la sua “ingegneria carceraria” e Luca e Antonello ci hanno messi comodi a desiderare con loro la vita che vorrebbero o che avrebbero voluto.

 

 

Giovedì 13

E come altro gruppo nuovo … scrittura creativa, cioè non nuovo ma ricomincia il viaggio con le parole corrette scrupolosamente dalla nostra cara professoressa Ferrari ,,, ma … viaggio?! Il gruppo di fumetto è un viaggio, tra le frasi si viaggia, noi siamo in costante viaggio verso una percezione della realtà bilanciata … ma vuoi vedere che il nome del reparto “Nave” ha a che fare con tutto questo muoversi in un’unica direzione? Perspicace io! Sfugge niente! Comunque il nuovo gruppo di scrittura creativa mi piace, è bello ascoltare vari scritti da mani multietniche che raccontano la propria difficoltà nell’esprimersi, difficoltà che non ha nulla a che fare con la diversità; una capacità differente che contraddistingue ognuno di noi.

 

 

Venerdì 14

E come ogni venerdì tutti pronti per l’accoglienza degli ultimi arrivati. Mi diverte sempre quando qualche giorno prima si preoccupino di come andrà:”ma mi faranno delle domande? Cosa dovrò rispondere? …” chi più chi meno si è tutti preoccupati di come andrà poi, una volta rotto il ghiaccio si va a ruota libera e ci si impegna nel raccontare di sé e a rispondere alle domande, mai invasive, che vengono fatte.

martedì 18 ottobre 2022

BLOG NEWS 9/10 - 10/10

  

Domenica 9

Ciao a tutti è un po’ che non ci si sente ma abbiamo voluto prenderci un momento di riflessione. Eccoci, siamo pronti a condividere con voi il nostro tempo.

Dopo il triste accaduto è stata dura ma siamo riusciti a tamponare quel dolore che solo una perdita può causare.

Qualcuno è uscito e qualcuno è arrivato.  Abbiamo ripreso a navigare con quel ritmo che ci contraddistingue. I nuovi arrivati trovano un ambiente più sereno e rilassato. Per quanto mi riguarda c’è stata una svolta. Quando si dice che ognuno ha i suoi tempi … ecco, i miei non sono proprio immediati ma corposi. Abbiamo avuto l’incontro con gli alcolisti anonimi, non è la prima volta che assisto ad una loro visita ma questa volta l’intervento di uno di loro mi ha dato una risposta: se si è malati di diabete si può stare bene ma occorre continuare la cura per sempre; la dipendenza è anch’essa una malattia e in quanto tale va curata … per sempre. Quindi se ne può uscire ma senza mollare quelle cure che possono essere: mantenere i rapporti con le persone “sane”, instaurarne di nuovi e costruttivi, non abbandonare mai il ricordo di ciò che ci ha fatto stare male … stare sempre sul pezzo. Mi è anche capitato ultimamente di “progettare”; sono un sognatore per eccellenza, ho sempre fantasticato, disegnato sogni ma ultimamente non avevo più quella spinta emotiva che mi permetteva di progettare , magari un futuro. Ero un po’ rassegnato, mi facevo trascinare dagli eventi senza prendere parte attivamente nella realizzazione di quel che poteva essere un desiderio. Ora tutto sta prendendo una forma più decisa, ho dei sogni e la voglia di realizzarli e sento addirittura che posso farcela. Il tutto è fantastico.

 

lunedì 10

Eccoci! Sono saliti altri tre nuovi compagni. Mi sono soffermato a parlare a lungo con Luca, un ragazzo appena arrivato, giovanissimo, 26 anni. Mi fa sempre uno strano effetto quando vedo dei ragazzi così giovani finire in carcere, ma questa volta è diverso, questa volta nei suoi occhi non si percepisce un desiderio sfrenato per una vita fuori dalle regole ma una stanchezza, giovane, per una scelta sbagliata. Nel sentirlo parlare salta in evidenza la voglia di non venire più qui, in carcere, che poi è l’effetto che questi posti dovrebbero scaturire in chi ci entra la prima volta ma che, ahimè, spesso si tramuta in desiderio di emulare chi li frequenta assiduamente … come me. Oggi voglio essere da esempio per i giovani, un esempio da evitare, non seguire, racconto spesso la fine che ho fatto ma un domani vorrò essere da esempio per tutti quelli che si sono rassegnati a causa di una delusione per una sconfitta personale, chi non crede sia possibile uscire da tutto, scendere dalla giostra! Ecco, uscire da tutto. Ora si! Sono pronto a crederci. 

Ciao, Riccardo

 E poi la solitudine ti possiede e quando la mente si colma di colpe e rimorsi, non sei più in grado di affrontare la realtà, una realtà che non accetti. Credi di non meritare quell’abbandono, il vuoto ti inghiotte e tu ti ritrovi solo in mezzo agli altri, la voglia di combattere ti abbandona, non hai più nessuno  neppure da deludere, sei tu contro quel mostro che ti afferra e ti porta con sè, giù, nel baratro del distacco e dell’angoscia. Ricorda che non eri solo, qui,  che c'è chi ha combattuto per te, con te, che nel nostro mondo non regna l’indifferenza e la tua richiesta d’aiuto troverà risposta, una risposta che arriva lenta, troppo tardi, affinché tu ti renda conto di quanto tu sia stato importante per  questo mondo.

Ciao Riccardo.

Il Futuro che Vorrei


Il futuro che vorrei era tutto ciò che mi ero costruito fino a quel maledetto giorno, 20 agosto2022, perché, a parer mio, per parlare di futuro,  bisogna prima parlare del passato.

Era un caldo giorno d’ estate come tutti gli altri, e venni svegliato dalla solita sveglia riprodotta dal mio cellulare, forza Luca è ora di andare a lavorare! Eh no, so già a cosa state pensando; contrariamente da chi è assillato dalla monotonia lavorativa, io, per l’ ennesimo giorno dopo anni, ero felicissimo di svegliarmi per andare a fare ciò che amavo: il pizzaiolo. Anni ed anni di sacrifici, turni estenuanti, sottopagati e in “nero”, per arrivare a fare parte della brigata di una delle migliori pizzerie certificate di Italia e del mondo.

La sveglia, come al solito, suonò per poco, non sono un gran dormiglione, colazione al volo e via a lavorare.

Fino a qui tutto nella norma, i primi clienti che iniziano ad entrare, le ordinazioni che iniziano ad accumularsi, e il mio cellulare che di colpo inizia a squillare; pensai tra me e me: ma chi è che mi rompe i coglioni mentre lavoro? Risposta datami immediatamente dallo schermo del cellulare: “stazione carabinieri di Bollate”, non che avessi il numero di telefono salvato, infatti non so ancora come sia stato possibile, o forse si, ma non ho voglia di dilungarmi in inutili spiegazioni.

Fissando lo schermo del cellulare, ripensai tra me e me: ma questi, da me, che minchia vogliono?

Risposi …. Si palesò davanti a me la voce del vicebrigadiere della stazione, dicendomi che c’ era una notifica urgente da dover firmare, risposi che nel pomeriggio sarei passato. Chiusi la telefonata, e venni assalito dalla curiosità … una notifica, per me ? Boh, strano.

Conclusi il turno lavorativo mattutino, e mi diressi verso la stazione dei carabinieri per ritirare questa “benedetta” notifica … che, alla fine, si rivelò essere un’ ordine di custodia cautelare … Iagulli, la portiamo a San Vittore !!

Giuro che non me lo sarei mai aspettato, rimasi scioccato, mi guardai dietro alle spalle, aspettandomi l’ arrivo di una videocamera facendomi capire che era tutto uno scherzo, come nelle migliori candid camera … invece no, era tutto reale, tutto dannatamente reale.

E adesso ? Il lavoro, la casa, mio fratello, mia madre … che sarà di tutto ciò che mi sono costruito fino ad ora ? Io, che avevo sempre superato gli ostacoli che la vita mi aveva messo davanti, sempre … ma questa volta, aimè, l’ ostacolo sembra insormontabile.

Sono nato in una famiglia modesta, una madre meravigliosa che si ritrovò di colpo a crescere due figli da sola, uno di nove anni e uno di pochi mesi, Io. Con mio fratello non ho mai avuto un gran rapporto, ma ora lo capisco, come pretendere che un bambino di neanche dieci anni, rimasto senza un padre, di colpo, debba fare da padre a me e non più da fratello. Mia madre invece, ha sempre fatto di tutto per farmi stare bene, e ce l’ ha fatta ... ho avuto un’ infanzia meravigliosa, sapendo, sin già da piccolo, cosa potevo e cosa non potevo avere. Ciò che volevo, a me, rispetto alle famiglie benestanti, costava il doppio, se non il triplo … ma ogni volta che mi fissavo in mente un’ obbiettivo, lo raggiungevo alla grande, e che goduria dopo così tanta fatica. Tutto sembrava procedere per il verso giusto, fino a quando, nella mia prima adolescenza, conobbi una sostanza che vedevo consumare sempre dai più grandi: L’ alcool.

Iniziai a bere piccole dosi di alcool, un po’ per curiosità e un po’ perché faceva “figo”… manco mi piaceva ciò che bevevo, ma, con la sigaretta in bocca che manco sapevo aspirare, mi atteggiavo da vero duro al passaggio delle ragazzine più belle del paese, sperando di fare colpo su di loro, e magari, di strappargli un mezzo bacio ed una bella palpatina.

Col passare degli anni, senza manco accorgermene, il consumo di alcool divenne un’ abitudine, tra alti e bassi, non superavo mai il limite, ma bevevo ogni giorno. Molti dicono che è dovuto dai traumi passati, io non credo, magari nel subconscio, ma a me “bere” mi faceva stare bene.

Ora mi ritrovo qui alla “Nave”, terzo piano del terzo raggio della casa circondariale di San Vittore.

Sono contento di aver intrapreso questo percorso in tempo, prima che questa tempesta di nome alcool, spazzasse via tutto ciò che sono … ma si sa, una tempesta non si può fermare, ci si può solamente fare da parte ed aspettare che passi, ma quella tempesta è dentro di me, e ne utilizzerò tutta la forza per farne scaturire qualcosa di spettacolare, ce la farò, anche questa volta, come ho sempre fatto.

Ho giurato che non toccherò mai più una goccia d’ alcool, e conoscendo la mia forza di volontà, sarà veramente così. Quindi alla domanda, Luca, che futuro vorresti ?

Vorrei tutto ciò che mi ero costruito prima, ma senza alcool.

                                                                                                                                               Luca Iagulli

 

lunedì 19 settembre 2022

BLOG NEWS 25/7 - 5/9

 


  Lunedì 25


Con l’arrivo e la permanenza delle alte temperature l’atmosfera si

trascina lenta, da un certo punto di vista è meglio così ma io mi

sento un po’ rallentato , non fisicamente ma mentalmente, forse le

forti emozioni degli ultimi giorni, forse un pochino la noia, dovrei

rimettermi a fare sport, secondo me sarebbe la scintilla necessaria

per svoltare. Si, ho deciso, ricomincio con l’attività fisica che unita

a quella mentale mi fa stare meglio, non che stia male ma …

manca quel non so che!


Mercoledì 27


Nonostante l’estate le attività proseguono, quasi, a pieno ritmo.

Per quanto l’avvio della mia attività fisica … da domani! un po’

come la dieta … inizia sempre “domani”, quindi per oggi mi

dedico all’Oblò. Vi svelo un segreto: i miei articoli non li batto al

computer e di conseguenza non verranno stampati sull’Oblò,

tranne l’ultimo che è capitato per sbaglio nelle mani di Jahlal che

lo ha battuto. La volta scorsa, intendo l’altra mia carcerazione qui

alla nave, essendo già allora referente dell’Oblò, avevo gusto a

trascrivere anche i miei pezzi, ma ora non so, mi piace scriverli, mi

diverto a leggerli ma non vorrei venissero letti, forse perché sono

un po’ “strani” e andrebbero letti da me, interpretati, o da chi mi


conosce di persona, altrimenti perderebbero di significato.

Comunque è uno dei tanti miei “trip”.

Ho accennato all’Oblò?! Bravi! Oggi è mercoledì! Ovviamente

abbiamo avuto, ospiti ormai di routine, i nostri amici giornalisti

Fabrizio, Pietro e Renato che commentano insieme a noi gli

articoli letti. Mi ha divertito molto quello di Federico sulle

“tecniche di corteggiamento” e, essendo un po’ “osé” Renato ci ha

suggerito di scrivere su questo tema per la prossima volta,

seguendo la stessa linea di Fede … un po’ “spinti”. Reputo che

siamo dei “signori” e che saremo capaci di produrre degli scritti

provocanti ma con eleganza e senza cadere nella volgarità … per

quanto mi riguarda lo sto già scrivendo mentalmente.


Venerdì 29


Venerdì, come da consuetudine ci sarebbe l’accoglienza ma non

abbiamo nessun “nuovo” da accogliere così abbiamo rivisto il

Docu-film “EXIT” che tratta della “nave”. L’avrò visto

tre/quattro volte ma ogni volta mi fa riflettere. Quando vedo i

miei ex compagni, le persone intervistate che intervengono, mi

rendo conto di far parte di un qualcosa di grande, di un mondo

fatto di attenzioni, pensieri e azioni pure. Tante persone navigano

attorno al nostro mondo e tutte hanno un solo obiettivo, mi sento

far parte di tutto questo e vorrei durasse, ideologicamente, per

sempre.


Martedì 2


Week end passato in serenità … piatta, il caldo tornerà? Siamo qui

pronti ad accoglierlo e a sconfiggerlo.

Oggi sono saliti dei nuovi compagni pronti ad affrontare insieme

un nuovo percorso … a proposito di nuovo percorso: avevo

accennato che avrei ricominciato con l’attività fisica, ecco, … da

domani!


Sabato 13


Eccoci qui! Allora … da dove comincio? Anzi, ri-comincio, eh si

perché da martedì la nuova parola d’ordine è “ri-cominciare”,

resettare tutto e ripartire con nuove prospettive e modalità

relazionali. Andiamo con ordine: questa lunga assenza di notizie è

stata la conseguenza di una chiusura di otto giorni dovuta ad una

cattiva gestione dell’impulsività e dei rapporti interpersonali, in

poche parole ci sono stati episodi che si sono trascinati negli animi

a causa di parole non dette. Il dialogo è importante, il dialogo

avvicina e aiuta a chiarirsi, fa anche scontrare ma se alla base

persiste un principio di educazione, rispetto e gentilezza può essere

costruttivo, fa in modo che non si trascinino malumori dovuti,

appunto, alle parole non dette. Parole non dette! Macinano

malumori, ingrandiscono malesseri e si trascinano fino

all’esasperazione.


Questa è una comunità, cervelli che ragionano in maniera

differente e questo deve essere un bene, una ricchezza, bisogna

sfruttare il fatto di avere pensieri diversi, messi insieme si potranno

realizzare grandi cose. Il tutto in assenza di giudizio. E’ importante

sentirsi liberi di esporre i propri pensieri, le proprie idee senza il

timore di venire giudicati come è altrettanto importante non

giudicare e mettere il prossimo in uno stato di totale leggerezza e

libertà di pensiero. Com’è che si dice? “il mondo è bello perché è

vario?” bene allora non dovrebbero esistere, sopratutto in

comunità ristrette come la nostra, discernimenti oltraggiosi verso

etnie differenti, catalogazioni dei reati o accanimenti morali verso

chi si espone; ma a parole siamo tutti bravi, io per primo! Esiste

però, secondo me, un sistema infallibile per aiutare ed aiutarsi a

rispettare il prossimo: ragionare prima su cosa farebbe male o

darebbe fastidio a noi, cosa non sopportiamo o non tolleriamo ci

venga fatto o detto; non si può essere amici di tutti, o andare tutti

d’accordo, sarebbe ipocrita ed irreale, ma si può scendere a

compromessi, anche con se stessi. Siamo tutti qui e questo è un

dato di fatto, siamo costretti a convivere anche se, nello specifico

di questo posto, l’abbiamo scelto, ci si deve incontrare, guardare,

perché non farlo con un sorriso? Qui vanno per la maggiore le

strette di mano, mani che incrociano vite differenti, mani di destini

lontani ma con un unico scopo, quello di allontanarci da quei

meccanismi che ci hanno portato qui o che ci riportano ogni volta.

Perché non stringere quella mano dandogli un senso? Siamo una

squadra e lottiamo per un’unica vittoria, siamo alleati contro una

sorte tetra, restiamo uniti per quel tanto che basta a vincere e poi

ognuno per la sua strada o chissà, ma qui conta l’unione e l’unione

non sarà mai tale se ognuno pensa unicamente al suo. Altra parola


di spicco è “gentilezza”. La gentilezza ha tante sfaccettature, tutte

positive. Quando ti poni con modi gentili difficilmente, anzi è

impossibile che il rimando non sia altrettanto cortese. In uno

scontro verbale se si assume un atteggiamento di disponibilità ed

educazione si produce automaticamente un effetto disarmante

contro chi attacca violentemente. L’uso di atteggiamenti gentili

risolverebbe molti problemi di convivenza. E poi la gentilezza non

costa niente, facile da usare e gratuita. Da non confonderla con la

sottomissione, essere gentili non significa essere più deboli o sotto

qualcuno. E’ un confronto tra pari, anzi la disponibilità, la

gentilezza e la cortesia possono aiutare ad arrivare ad un livello

superiore in un rapporto. Vedete dall’essere gentili con il prossimo

si arriva a portare rispetto è tutto legato da un unico filo

conduttore, avere riguardo e considerazione dell’altro aiuta anche

ad accogliere più intimamente se stessi. Ma poi, dico io, se bisogna

convivere non è meglio svegliarsi col sorriso ed addormentarsi

nella serenità?


Lunedì 15


Buon Ferragosto a tutti! Grigliata? VIETETISSIMA! L’idea era

quelle della solita grigliata di Ferragosto ma dopo “l’incidente di

percorso” non abbiamo reputato saggio chiedere il permesso,


L’aria è ancora calda. Così ognuno si è prodigato, nella propria

stanza, a ricreare quell’atmosfera di festa. Fumo ovunque, fumo

che usciva dagli spioncini,fumo buono, profumo di carne in tutta

la sezione, ma niente grigliata comune. È stata ugualmente una

giornata di festa all’insegna dell’amicizia e della serenità.


Mercoledì 17


Finalmente è tornato l’Oblò. La chiusura non ha permesso ne a

noi ne ai giornalisti e nemmeno alle dottoresse di svolgere le

attività.

Purtroppo il malessere morale non ha spinto tutti a scrivere,

anzi… solo due articoli. Il primo del nostro compagno Beppe che

descrivendo il suo posto del cuore ci ha fatto risalire su quei vecchi

treni a scompartimenti. È stato un bel ricordo. Il secondo il mio,

un po’ ironico sulle tecniche di corteggiamento e sentir ridere la

Dottoressa Laura a crepapelle mi ha riempito di gioia. A me piace

scrivere, scrivo tanto per i fatti miei. Penso che la scrittura serva

molto a rimanere attaccato alla realtà ma allo stesso tempo ti aiuti

ad evadere con i pensieri che lasci su un foglio bianco. Soprattutto

scrivere di se è un modo per imparare a conoscersi, ad ascoltarsi e

questo è solo un bene.


Sabato 3


Confesso … ho tralasciato un po’ il Blog, non me ne vogliate ma

avevo iniziato un progetto che mi ha occupato, fuori dalle attività,

la maggior parte del tempo. Tutta l’energia l’ho usata, o sprecata,

per scrivere un romanzo. È il secondo libro che scrivo, il primo

una biografia, ma è come se quando scrivo venissi assorbito corpo

e mente dai miei protagonisti. Questa è la storia di due adulti che

devono fare i conti con il problema della dipendenza. Lui,

Alessandro, usa cocaina, lei, Giulia, combatte con lui per

sconfiggere questo incubo. C’è un motivo del perché l’ho scritto:

vorrei che venisse letto da tutte quelle persone che vivono la

dipendenza in prima persona, non essendo propriamente loro

tossicodipendenti ma chi ha un amico, un parente o il proprio

partner schiavo della dipendenza. Attraversa stati d’animo,

conflitti relazionali e sottolinea l’importanza dell’amore.

Spero di essere riuscito nell’intento e vi farò sapere con che casa

editrice uscirà, sicuramente la stessa dell’altra volta, anche se non

becco un centesimo l’importante è averlo fatto. È difficile per me

portare a termine le cose, soprattutto se si tratta di progetti a lungo

termine, quindi … sono quasi guarito. Ciiieerto!

Scusate, torniamo a noi. Che giorni spettacolari. Dopo il

temporale esce sempre il sole e qui sta splendendo che è una


meraviglia. L’atmosfera è rilassata, la tensione si è disciolta e si

lavora con più armonia. Siamo a settembre e la settimana

prossima ricominciano i corsi seguiti dai volontari, contatto,

scrittura creativa, fumetto … non vedo l’ora. Contatto è un

gruppo guidato da Dario, ma non proprio guidato, Dario ci disse

dal principio che non si sceglie un argomento da trattare , ma si

“naviga a vista”. È un viaggio(questo è il modo in cui l’ho vissuto

io)che ti porta a riflettere sul perché davanti ad una scelta vieni

attratto dai “miraggi” che ti illudono la mente portandoti così ad

optare per la scelta sbagliata. Stando qui, piano piano, tutto mi

torna, ogni gruppo, ogni attività è orientata verso la comprensione

e l’assimilazione di concetti che ci aiuteranno un domani a fare la

scelta giusta.

“Scrittura creativa” invece ti da modo di immergerti nel tuo “IO”,

attraverso ciò che sei stato, che sei o che vorrai essere. La

Professoressa Luisa Ferrari ti porta con professionalità e serenità a

scavare dentro di te portando in superficie quei nodi che ti hanno

aggrovigliato l’animo fino ad ora, ma per rendere meglio l’dea

riporto l’introduzione dell’Antologia che viene realizzata ad ogni

fine corso con gli scritti dei partecipanti … “Il corso di scrittura?

Per tutta la vita!!! Ci si avvicina al corso un po’ per curiosità, un

po’ perchè si ha la passione della scrittura o forse solo per tenersi

occupati, mai si penserebbe di entrare in un mondo dove nessuno

giudica ciò che pensi e metti nero su bianco, un mondo dove sei

libero di esprimerti in tutta la tua totalità, un mondo dove inizi un

viaggio introspettivo che ti serve ad analizzare il tuo passato, il tuo

presente ed il tuo futuro con un’ottica differente dal solito giudizio

che hai di te stesso. E poi ti ritrovi di fronte a “Lei”, la nostra

professoressa! Paziente, simpatica, saggia, maestra di consigli ma


implacabile e temuta con quella sua penna rossa tra le dita a cui

non sfugge nulla. Si impara a tenere a mente il rispetto per chi ti

sta accanto, a non giudicare e a non temere di essere giudicati. In

poche parole un corso emozionale/rieducativo che consiglio a

chiunque senza la necessità di avere alle spalle un bagaglio

culturale ma la semplice voglia di mettersi in gioco tornando

anche un po’ bambini”.

Poi c’è il gruppo fumetto, che non so se torna la prossima

settimana, con Glenda, che dopo un’infarinatura sulle tecniche,

che pensavo non fossero così semplicemente … complicate, di

come si crea un fumetto, ti da modo di esprimere la tua fantasia

senza bisogno di essere capaci a disegnare. Ti porta con semplicità

e naturalezza a riportare su un foglio le tue emozioni, ma anche

qui per rendere meglio l’dea trascrivo uno scritto che avevo

realizzato per lei.. “hey, Ro’ e questa chi è?!”, “Bho! Dovrebbe

essere quella di Fumetto!”. “Si, credo anch’io, ma siamo nella

stanza giusta?”, “Bhè, credo di si , guarda lei che tipino, sembra

un Manga, uno scricciolo … carina, sembra simpatica”:

la Prof appoggia le gigantesche borse sul tavolo, “Salve a tutti! Mi

chiamo Glenda e sono qui per accompagnarvi in questo

meraviglioso viaggio”. Ora toccherebbe a noi presentarci ma

quella sua voce delicata e raffinata in linea con le sue movenze, ci

ha spiazzato. Mi immagino già una vignetta … lei così minuta che

entra con circospezione guardandosi intorno, guardinga, viene

assalita dagli sguardi degli orchi che si trovano rinchiusi qui

dentro. Vignetta sfumata sul nascere … lei non è diffidente e noi


non siamo orchi e poi anche un orco di disarmerebbe di fronte a

tanta dolcezza professionale. Mentre ci presentiamo con un tono

di navigata esperienza lei tira fuori il materiale, “Ecco, sette

matite, sette gomme, sette fogli …” … sette, sette, sette, ecco dove

l’ho vista! Si crede che siamo i nani. Distribuisce tutto e mi

ricompare una vignetta … provate a far sparire qualcosa da

questo materiale e per disegnare useremo i vostri ditini spezzati hi,

hi!. Mi desto dalla visione mentre sta iniziando a spiegare con

semplice chiarezza, come è composto un fumetto. Scopro un vero

mondo di rigorosa e dettagliata organizzazione. Un semplice

fumetto? Qui l’unica cosa semplice è il mio Q.I. … basic.. Mentre

spiega e rapisce la nostra attenzione, tradisce una curiosa

trepidazione … sta per calare l’asso, il suo pezzo forte, il cavallo di

battaglia, ci gira intorno ma quando stiamo ormai galleggiando in

nuvolette d’attesa, gioca il jolly:”RANCORE!” cioè, capisci?! Un

testo di Rancore. “Chi???” e chi è ???”, “appunto! Penso che sia

un suo parente, in quanto sua unica fan”, “Ma va, dai, lo conosco

anch’io”, “infatti … due fans”. Non curante dei nostri occhi a

palla, comincia a spiegare, attraverso paesaggi fantastici e draghi

come il testo della canzone illustri dettagliatamente tutto quello

che ci ha appena spiegato. Ormai ci tiene in pugno, altro che

corso di fumetto, questo è un vero e proprio rapimento. A tutti gli

effetti. Al secondo incontro ci lascia il campo libero facendoci


scegliere liberamente un tema da illustrare senza alcun bisogno di

saper disegnare. Ci ritroviamo immersi nel foglio e nei colori

magicamente, non curanti del giudizio degli altri. Lei

simpaticamente svolazza tra le postazioni … “svolazza???” l’ho

sgamata! È una fatina!”, “ha, ecco!”. Osserva i nostri lavori. Ci si

parla, si parla di tutto e da parte nostra c’è l’evidente intento di

non sgretolare quell’atmosfera di leggerezza che si crea. “Bella

questa casa!”, “hemm … veramente è un cane”, prende la matita

e in due semplici mosse trasforma la mia casa-cane in un cane-

cane. È facile!. Così passano i giorni ad aspettare il gruppo di

fumetto e tra uno scarabocchio e l’altro si arriva alla fine. Durante

il corso regala ad ognuno di noi una matita di quelle professionali

e l’ultimo giorno consegna ad ognuno un foglio con il rispettivo

nome in stile “Draw-up” che mi riporta a tempi lontani, sani..

Spero da parte nostra di averle lasciato un bel ricordo e di averle

restituito quei piccoli momenti di leggerezza che ci ha offerto con

tanta generosità. Consiglio a tutti di partecipare ai suoi gruppi e

vivere così un’esperienza, fumetti a parte, che può rafforzare lo

spirito di squadra e la capacità di relazionarsi con il prossimo.


Lunedì 5


Le Dottoresse sono andate in vacanza, giustamente, a fasi alterne.

Siamo sempre stati seguiti, ma ammetto, con un infantile

romanticismo, che adoro quando sono tutte presenti, mi piace avere la squadra al

completo!

mercoledì 3 agosto 2022

Ancora sul Rugby


Per me il Rugby è iniziato con un po’ di fatica visto che lo vedevo quasi come un peso, perché veniva nell’unico giorno della settimana in cui avrei potuto riposare di più, il sabato mattina, visto che dal lunedì al venerdì siamo occupati dalle 10 di mattina con l’apertura e via via con tutte l’attività nave e la domenica e il giorno delle pulizie della cella anche quelle la mattina presto. Così il primo sabato rugbystico zero voglia di scendere, ero disinteressato quando le dottoresse me lo proposero e preferii dormire. Il mio allora compagno di stanza Saro provò a convincermi ma io non lo ascoltai e rimasi in cella a dormire. Tornato dalla attività Saro era ancora carico e così mi rimproverò per non averlo seguito perché a detta sua mi ero perso una bella mattinata sportiva, così sentendo lui e coinvolto dall’entusiasmo che mi trasmisero gli altri compagni che vi parteciparono, il sabato successivo mi convinsi ad alzarmi e scendere. Devo dire che mi sono divertito tanto, a tal punto che da allora non saltai se non in una occasione, il colloquio. Un solo sabato, per questo voglio cogliere l’occasione per ringraziare le persone che hanno reso questa attività coinvolgente e divertente, Roby, Picio e Tommy. Ci sarebbe anche il Rasta ma dato che non viene mai HAHAHA non lo ringrazio. A parte questo voglio ringraziare questi ragazzi e la loro voglia, disponibilità, simpatia e perché no anche sacrificio che nonostante all’inizio il freddo ed ora il caldo torrido dell’ultima settimana, sono ancora qui, puntuali tutti i sabati mattina a darci un’ora e mezza del loro tempo, della loro passione e capacità per farci divertire e sfogare allo stesso tempo. Colgo l’occasione anche per ringraziarli delle magliette che ci hanno generosamente regalato.

Francesco Scriva


 

Il Rugby è un’attività che ho conosciuto qui alla Nave; è un’attività che mi fa sentire bene. Non sono mai stato un ragazzo sportivo, sono più un ragazzo di campagna. Non mi piace lo sport però il Rugby è diverso dagli altri sport che vedo in giro. Inizialmente credevo che fosse una perdita di tempo perché, non essendo portato né per il Calcio né per il Basket, non credevo di essere portato neppure per il Rugby ma, non so, mi consigliarono di provare … perché no! Tanto mica sarei stato obbligato ad andarci se non mi fosse piaciuto, però, dopo la prima lezione cambiai idea. E’ un gioco intrigante dove trovi tutto e tante strategie da poter escogitare, più o meno come in una partita di dama. Comunque da quando ho iniziato sono passati quattro mesi e ogni settimana aspetto il sabato per scendere a giocare, per vedere quale squadra farà più punti. Qualche settimana fa c’è stata la festa di chiusura dell’anno dove ci siamo prima allenati e poi abbiamo giocato contro la squadra dei volontari che vengono ad allenarci è stato bello vincere contro di loro. Ci hanno regalato le magliette della squadra della nave che sono bellissime e che oggi indossiamo con orgoglio. Alla fine abbiamo fatto una grande festa mangiando e brindando alla nostra squadra. Non avrei pensato che un gioco potesse far provare tante emozioni e stimo e ringrazio i volontari che vengono  a regalarcene altrettante … emozioni che non provavo da tempo.

Leonardo Russo

Rugby, che passione


Il progetto del Rugby per me è stata  una sorpresa, qui in carcere ho giocato a calcio, basket, pallavolo, ho fatto palestra ma il Rugby mi mancava. E’ stato un vero piacere praticarlo, anche perché io avevo già giocato in un torneo della scuola ed avevamo pure vinto! Tra l’altro, i rugbisti, mi sono sempre stati simpatici perché ho sempre fatto la festa del Rugby sotto casa mia, che era diventata la festa della birra!

A me dà la possibilità di evadere mentalmente per qualche ora mentre gioco e non mi fa pensare al posto in cui mi trovo …

Ringrazio il coach Roby ed i ragazzi per darci questa possibilità.   

 

Federico Colombi

BLOG NEWS 19/7 - 22/7

                                                                    



                                                                         Martedì 19

 

Eccoci di nuovo qui, ammetto di stare trascurando un po’ la pagina ma confesso di non essere in uno stato mentale appropriato per rendervi partecipi, ma ci proverò. Oggi  siamo riusciti ad avere l’ultimo incontro con Glenda per il gruppo “Fumetto” e per me è stato l’ultimo incontro nel vero senso della parola… ho deciso di dimettermi. Sento che stare qui non mi fa più star bene, mi sento stretto in un vortice di emozioni che mi remano contro. Non so ben spiegare, nemmeno a me stesso cosa mi stia accadendo, non è la prima volta, ma sento che devo seguire quella voce che mi dice di andare. Ringrazio tutti per la compagnia e … ciao!

 

Mercoledì  20

“Dicono che la notte porti consiglio, ma per un testone come me non ha funzionato … mi ha invece suggerito.

Circa due anni fa venni a far parte di una “famiglia”, non proprio una famiglia, una collettività che mi odorava di “casa”. In questa casa c’erano delle sorelle, delle amiche che, qualche tempo dopo, salutai promettendo passi puliti, promettendo di tenermi in contatto, giusto per stare in carreggiata. Così non fu. Durai poco e mi persi tanto da tornare qui. Loro mi raccolsero, mi aiutarono a riunire i pezzi senza fare domande, mi promisero di remare insieme a me e mi fecero promettere di remare insieme a loro. Nonostante i loro sguardi sinceri, puliti non colsi l’importanza di quella mano tesa. L’ultima per me. Prime difficoltà e le mollo nuovamente. Poche parole le loro, toccanti, franche, senza rimproveri. Le mie, vuote come il senso che provo ora, un senso di smarrimento dove non voglio trascinare nessuno. Vergogna di tendere la mano e ammettere, forse anche a me stesso, di aver bisogno di loro. Di voi. Aiutatemi ad affrontare le salite e sono sicuro che sarà tutto in discesa. Non sarò un drago a chiedere aiuto ma non posso essere neanche un ingrato … e poi oggi arriva al colloquio di Luigi il salame d’asino.” He he!

Queste sono le parole con le quali questa mattina all’apertura ho comunicato che sarei rimasto. Ovviamente il senso di vergogna è tanto. Ho firmato le dimissioni, ho discusso con l’Ispettrice per farmi scendere ai piani ieri. Non so se esista un Dio, un destino o il semplice accadimento degli eventi, il caso che non mi abbiano fatto scendere ieri mi ha dato modo di pensare. Però devo dirvi una cosa. Mi è accaduto qualcosa di strano. Ieri quando ho comunicato alle dottoresse le mie intenzioni erano sbigottite, dai loro sguardi si capiva che non comprendevano la ragione del mio gesto, mi dicevano di prendermi del tempo per pensarci ma ormai avevo avviato un processo che moralmente non mi permetteva di ripensarci. I loro occhi mi trasmettevano sincero dispiacere e un po’ di delusione. Non potevo tornare indietro. Avevo firmato. Odio fare la parte di quello che viene pregato e non volevo passare per quello che prima dice una cosa e poi cambia subito idea. Stavo facendo l’errore più grave della mia vita, un’altra volta abbandonavo di fronte ad un ostacolo. Avrei tradito. La notte ho dormito poco, praticamente niente. Anche se avessi cambiato idea sarei rimasto comunque quello che se ne voleva andare. Ma poi ho sentito su di me quegli sguardi, quelle voci che mi chiedevano di restare, voci autentiche, oneste, senza secondi fini, nella penombra della mia cella, sdraiato a fissare il vuoto … mi sono sentito amato. Qualcuno pensa al mio bene e cerca di far si che io faccia lo stesso. Devo pensare al meglio per me, almeno una volta nella vita, pensare ciò che mi serve per rinascere e loro possono aiutarmi a far si che il passato sia passato per sempre e che il futuro diventi realtà! Grazie di cuore.

Scusate per lo sfogo ma … mi serve anche questo.

 

Pensavate che avessi finito?! Oggi che giorno è? Mercoledì! E cosa c’è il mercoledì? L’oblò. Abbiamo avuto come ospiti i volontari del Rugby e sono stati letti degli scritti appunto da chi ha frequentato il gruppo. Un’attività che ha lasciato il segno. Gabriele ha letto il suo scritto dedicato al “posto del cuore” e ci ha fatto viaggiare attraverso i ricordi. Anche Rachid ha letto il suo scritto e unendo le emozioni appena provate ci ha trasportato in Marocco. Luca ci ha invece commosso con il suo ricordo che è stato per noi un grande regalo. Oggi mi sono proprio divertito.

Mi viene da ridere se penso che stavo per rinunciare a tutto questo.

 A presto.

 

Giovedì 21

Educazione alla salute … ospiti … interesse … coinvolgimento, tutti ingredienti essenziali per un’ottima riuscita di un gruppo.

Oggi come ospiti abbiamo avuto gli amici di “N.A.” , Narcotici Anonimi. Non è la prima volta che vengono ma oggi hanno voluto proporci un’incontro uguale a quelli che tengono nelle loro stanze. L’interesse era totale ed è sempre coinvolgente sentire testimonianze da chi affronta giorno per giorno la sfida con le dipendenze e vince ogni volta. E’ stimolante ed è un’altra cosa sapere che quando vieni aggredito da quella “maledetta voglia” ti possa rivolgere a chi sa di cosa stai parlando. A me è capitato di vivere lunghi periodi di “sobrietà” ma quando poi subentrava la noia del normale, quando scattava quella scintilla insopportabile che pian piano accendeva quel fuoco devastante, a chi lo spiegavo che al secondo giro di aperitivo mi veniva voglia di farmi una “botta”? Ai miei colleghi? Alla mia donna “regolare”? Invece rivolgerti a chi sa di cosa parli ti può aiutare e spegnere quel fuoco prima che divampi. 

Grazie ragazzi

 

 

                                                                   Venerdi 22

 

Ancora qui? Eh si! Oggi giornata colma di emozioni, per me è un regalo per essere rimasto. Grazie.

Gruppo contatto. Dario, un personaggio che con la sua tranquillità ti porta a ragionare sull’ovvio, tanto ovvio che non ci hai mai pensato, o almeno non io. Oggi, navigando a vista, (questo è lo spirito del gruppo)siamo arrivati a collegarci alla lezione che ci tenne Giulia Storino riguardo alla memoria del cervello che ricorda le occasioni che ci fanno “stare bene” e di conseguenza ricerchiamo cercando di riprovare quella sensazione. Ma perché sto benedetto cervello non ci fa ricordare anche le conseguenze?Sarebbe fatta! Tu ti ricordi che bella è la sostanza? Bella vero? Si ma gli effetti collaterali … perdita dei cari, del lavoro, di peso … quelli non te li ricordi! Trovato! Programmo un microchip che metta in evidenza i ricordi devastanti e tutti siamo salvi. Perché non ci ho mai pensato?!