domenica 23 febbraio 2025

Quale futuro per i miei figli?

Come i miei genitori che non volevano avere un figlio problematico, con problemi di droga e di giustizia, adesso sono io al posto loro, diventando genitore anch’io in un età fragile e non abbastanza preparato, ma il destino non siamo noi a sceglierlo. La loro paura sembrava pesante e adesso sono io al posto loro. Come i miei genitori, che hanno augurato a me tutto il bene di questo mondo, anche io lo auguro a mio figlio, e spero che il destino non sia così crudele come è stato con me. Sperando che presto io possa stargli vicino vedendolo crescere, sarò sempre al suo fianco e arriverà il giorno, quando sarà abbastanza grande, che potrà prendere le sue strade con le sue scelte, tenendo conto dei miei consigli e dei miei sbagli. Non posso dire che non ti ho mai fatto mancare niente direi una bugia, solo economicamente non ti è mancato mai niente, ma ti ho privato del mio affetto, il più grande sbaglio della mia vita. Spero con tutto il cuore che il tempo non ci separi a lungo e al più presto voglio essere insieme a te per darti tutto l’ affetto che meriti, mi auguro di tornare ad essere una famiglia, per un futuro migliore tutto dedicato a te.

Papà ti vuole bene, a presto!

 Iorda Bogdan                                                                                                                             

Cambiare si può

Il Rancore

 Ecco, oggi mi trovo a parlare del rancore, un sentimento che mette ansia, agitazione, malumore, un peso addosso che non sai come scaricare. Io mi ritengo una persona abbastanza rancorosa, ma sinceramente nella vita non ho avuto modo di trovarmi davvero faccia a faccia,ho sempre cercato di evitarlo, con difficoltà, prendendo altre strade, perché in fondo, nella mia persona, c’è qualcosa di più forte. Sono anche una persona che ama la follia, il divertimento ed essere felice andando sempre a mille! Mi piace ridere e scherzare perché credo che il sorriso di una persona sia una delle cose più belle. In questa carcerazione, abbastanza lunga e difficile, mi sono ritrovato a lavorare sulla mia persona, sulle mie tante criticità. Ho sempre avuto la forza di andare avanti, anche se tutto mi veniva contro e ad un certo punto mi sono ritrovato faccia a faccia con il rancore, credo per una serie di cose negative, non nascondo che fa parte delle mie giornate, fa parte dei miei pensieri, pensieri che non hanno via d’uscita, bui e scuri dove tutto sembra che si fermi e dove tutto il bello si trasforma! Quanta confusione nella mia mente, come se mi si spegnesse il cervello. Oggi mi tocca lavorare su questo sentimento che mi dà un enorme fastidio, guardo l’altra faccia della medaglia e trovo la parola perdono. Sono consapevole che è difficile perdonare perché il perdono lo vedo come una sconfitta, ma in fondo so che non è così e capisco perché le persone ci mettano tanto tempo a perdonare. Fa parte di un lungo lavoro psicologico, dove tamponare la paura di sbagliare a costo di stare meglio. Spero che presto uscirò da qui, spero che la situazione migliori e non mi faccia pensare alla negatività che è difficile da esternare. Tante sono le persone che vivono la mia stessa situazione. Auguro a me e a tutti voi di trovare una pace interiore.

La Famiglia

Buongiorno a tutti, sono Maurizio Iavarone e sto seguendo un percorso terapeutico al reparto La Nave, terzo raggio del carcere di S. Vittore a Milano, dove lavoro seriamente per me stesso con l’aiuto degli operatori e operatrici di questo reparto avanzato di cura. Grazie a loro partecipo alle attività, dove posso ascoltare le esperienze di altri pazienti, chi ha più o meno gli stessi miei problemi di dipendenza dalle sostanze, curo tutti gli aspetti legati all’autocontrollo e l’impulsività senza tralasciare i motivi che mi hanno portato in carcere. Mi stanno aiutando molto, qui posso riacquistare la lucidità che mi permette di ascoltare, parlare al momento giusto. Faccio di tutto per incamerare il più possibile da questo percorso detentivo, penso che non tutti i  mali vengano per nuocere. Sto alimentando una forte nostalgia di casa, dei miei valori affettivi, della mia famiglia e dei miei tre splendidi figli. Quando stavo fuori, davo tutto per scontato, li trascuravo senza rendermene conto, la loro mancanza la rimpiazzavo prendendomi troppe libertà, sfogandomi nel modo sbagliato al posto di trovare una giusta occupazione. Mi svagavo tra droga, feste e quant’altro, lo facevo perché mi donavano tranquillità, pensando i miei figli al sicuro,  a loro non mancava niente… Per questo devo tanto ringraziare la loro mamma, che li sta crescendo nel modo più giusto. Sono educati, intelligenti e rispettosi, questo anche grazie ai miei genitori che non fanno mai mancare il loro affetto e il loro supporto. Senza accorgermi che stavo rimanendo sempre più solo, stavo perdendo lucidità, non capivo che la vita che conducevo non mi stava portando a nulla di buono, niente di concreto, solo negatività. Tutto il baccano che facevo non mi permetteva di soffermarmi a riflettere sulle vera realtà della vita concreta. Stavo bene solo in quel poco tempo che passavo con i miei figli, nipoti e tutta la famiglia, di questo mi rimarrà tutto nel cuore, non c ‘è valore più grande di quest’affetto: l’amore per la mia famiglia. L’assunzione delle sostanze durante le serate freddavano i veri sentimenti che provavo, deludendoli e quindi per questo credo di continuare a curarmi per non rimanere più solo e non dare più delusioni, per recuperare me stesso, per poter dare un futuro migliore ai miei figli, alla mia famiglia e soprattutto a me. Non è vero ciò che è bello ma è bello ciò che è vero. Vorrei aggiungere, concludendo, che mi sto imponendo di convincermi che un rimedio per curarsi da queste sostanze che amplificano gli impulsi negativi, è tenere sempre il fuoco acceso con il calore che la mia famiglia mi trasmette. Questa, secondo me, è la migliore terapia che esista al mondo. Auguro a tutti, di vero cuore, di riuscire a sconfiggere questo demone che causa solo dolori. 

Maurizio Iavarone

Il mio cambiamento

Friden Guri 

Il mio Riferimento

È giunto il momento di parlare di te, tu che sei un mio punto di riferimento, di sostegno e sei anche chi io vorrei essere in un futuro. Un buon padre, che nonostante io abbia fatto invecchiare più velocemente del normale, con tutti i guai e i casini che ho combinato in giro, è sempre stato al mio fianco e lo è tuttora, cercando ogni volta di non farmi perdere la pazienza e la determinazione per la cura della tossicodipendenza, precisando che devo affrontare tutto questo per me stesso e non per mamma e papà. Sono convinto che se continuassi quel tipo di vita non andrei da nessuna parte, non arriverei a nulla. Tu riesci a farmi credere in qualcosa, che in un futuro io potrò essere un grande uomo come lo sei tu per me. Ti voglio tanto bene papà.

 Luca Donadio 

La finestra del rancore

Passo molto tempo affacciato al finestrone, in fondo al corridoio e provo un senso di forte rancore nei miei confronti perché sono qui dentro, ma provo anche rancore verso la gente che si è approfittata della mia dipendenza per farmi fare reati. Quando guardo da quella finestra, vedo la vita che va avanti e penso che quelle persone abbiano una vita normale, quindi se ce la fanno loro perché non dovrei farcela io? Sono una persona molto rancorosa, se mi fai un torto, me la lego al dito e prima o poi te la faccio pagare, è più forte di me. Provo rancore per i miei sbagli, per quello che ho fatto a mia moglie, tutte le bugie che chiamavo marachelle, ma provo rancore e sensi di colpa anche nei confronti di mio padre che ha sempre creduto in me e io, tutte le volte, deludevo tutti. Pensavo solo alla droga e a nient’altro, usavo mia moglie per farle chiedere soldi alla sua famiglia, se ci penso mi sento una merda per tutto quello che ho fatto! Ora che mi trovo qua, tutte queste emozioni negative stanno venendo a galla e faccio fatica a gestirle. Provo molto rancore verso me stesso anche se, a dire il vero, non mi conosco ancora.

domenica 16 febbraio 2025

Forza, Santo Padre!

Era tutto pronto per un appuntamento atteso da molto tempo: i detenuti della Nave incontrano il Papa! 

Il coro della Nave, il reparto avanzato del carcere di San Vittore dove vivono i detenuti che seguono un percorso riabilitativo per problemi di dipendenza, avrebbe partecipato a Cinecittà al Giubileo degli Artisti per esibirsi al cospetto del nostro carissimo Papa Francesco. Purtroppo il Pontefice ha dovuto annullare l'impegno per un ricovero cautelativo, imposto dei medici a causa di una grave bronchite. E non è ancora tutto. Il coro che si sarebbe esibito davanti al Papa comprendeva, oltre alle persone detenute, anche una  formazione ulteriore, composta da ex detenuti e pazienti del SerD: tutti con la partecipazione e il coordinamento dei volontari dell'Associazione Amici della Nave OdV, da anni impegnata a sostenere le attività del reparto dentro e fuori dal carcere. La stessa associazione aveva coinvolto nella trasferta anche un gruppo di giovani musicisti del Cpm Music Institute, la scuola di musica di Franco Mussida, a sua volta volontario nelle carceri da moltissimo tempo. Prima volta di un Papa negli studi ma anche una occasione rarissima per un coro di persone detenute. La notizia del suo ricovero e dell'inevitabile annullamento dell'incontro è purtroppo arrivata a San Vittore proprio al termine di quella che doveva essere la prova generale, nella tarda mattinata di venerdì 14. E i detenuti hanno immediatamente preso carta e penna. Ecco il loro messaggio al Pontefice.

"Amatissimo Santo Padre, siamo sinceramente addolorati dalla notizia del vostro ricovero in ospedale ma ci rendiamo conto della necessità di salvaguardare la vostra salute. Voi non vi risparmiate mai e i continui affaticamenti per starci vicino hanno reso necessario questo stop. Qui a La Nave era tutto pronto, non vedevamo l'ora di incontrarvi per condividere del tempo. Generosamente e senza filtri avete voluto renderci partecipi dell'evento preparato in occasione del Giubileo. La vostra salute viene prima di tutto. Vi preghiamo di non essere dispiaciuto e di pensare che siete presente nelle nostre affettuose preghiere, affinché vi rimettiate presto. Quando tornerete di nuovo in forze saremo felici di poter recuperare il nostro incontro, così da rivedere il Papa e il Papà forte che siete: a presto Santità". 

A noi non resta che dire A presto, Papa Francesco!


martedì 11 febbraio 2025

Il mio carcere

                                                                                                        

Predizioni