Viaggiare, sin da adolescente, mi ha sempre affascinato. Ho visitato gran parte del continente europeo e, in ogni luogo in cui ho avuto la fortuna di posare i miei occhi, ho sempre cercato di apprendere la cultura e la bellezza di ognuno di essi, cercando di decidere quale fosse la parte di mondo in cui il mio essere si avvicinasse di più, in base alla vita che vorrei, siccome l’Italia mi è sempre stata stretta. Non ho ancora una risposta, anche se, ovviamente, ho una classifica personale. Tuttavia, credo che il vero valore non sia il luogo, ma quello che ci portiamo, oppure quello che troviamo in quel luogo che lo rende magico, un posto speciale. Nonostante i luoghi che ho visitato, sono certo di essere arrivato alla conclusione che il mio posto preferito sia la mia famiglia, in particolare i miei figli. L’amore che provo per loro, penso di non poter riuscire in una vita intera a quantificarlo, chi lo sa! Fuori da questo posto in cui ora mi ritrovo, che considero, a differenza dei luoghi sopra citati, un posto sgradevole, ero sempre presente nella vita quotidiana dei miei figli. Ogni giorno iniziava con un risveglio movimentato dai loro baci e corse contro il tempo per non fare tardi alla colazione al bar, che anticipava il loro ingresso a scuola. Sbrigavo in fretta il mio lavoro, cosi che nel pomeriggio, recuperati i miei “porcellini”, potessi partecipare alle challenge (come le chiamano loro) che avevano in serbo per me. Quella che più non mi piaceva particolarmente, anche se non gliel’ho mai detto, consisteva nel copiare le imprese titaniche di un bambino che salta da uno scivolo all’altro, o cose di questo genere. Quando il pomeriggio stava per finire, avevamo appuntamento al centro commerciale, dove bisognava affrontare il problema della merenda e della cena. Le regole, bene o male, erano sempre le stesse, praticamente dettate da loro: avevano un tempo stabilito per infilare nei cestini quello che più gli piaceva. Ovviamente il mio compito era quello di inseguirli nonostante non avessi il potere dello sdoppiamento, essendo loro in due.Dopo cena arrivava la mia parte preferita, quella che, più di tutto, mi manca: il momento di tirar fuori le ultime energie per diventare un pirata, un personaggio dei cartoni animati o un cercatore di bambini giocando a nascondino (facevano sempre contare a me e loro si nascondevano). A questo punto il letto e la casa sembravano essere stati travolti da una battaglia ma, nonostante tutto, vincevo sempre io, poiché alla fine si addormentavano sempre tra le mie braccia. Oppure avevo sempre i loro piedi conficcati tra le mie costole. Continuerei per giorni interi a scrivere ma credo che oramai lo abbiate capito: il mio posto preferito sono i miei figli!
Marco Mecca
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