martedì 29 settembre 2026

Il giorno del mio compleanno

  

Epistola ad un amic

Anonimo 

Il posto che mi rende felice

Trovare un posto felice per me è difficile.

martedì 15 settembre 2026

La Fiducia

Per me è difficile fidarmi, così come ascoltare un consiglio. Ogni volta che ho fatto una o l’altra mi son trovato solo a stare peggio, e non solo emotivamente ma in tutti i sensi. Poi come fai a fidarti di qualcuno quando a malapena fai fatica a fidarti di te stesso. La fiducia, mi hanno insegnato, va conquistata non con le parole o con dei regali, ma con i fatti nei momenti di bisogno. Ed è proprio quando avevo bisogno che son stato fregato,  non do la colpa ai miei genitori: non avevano altre chance, come non ne avevo io. Solo della mia ragazza mi fido veramente. Forse mi sbaglierò anche questa volta, ma per ora in tutti questi anni non mi ha mai fatto dubitare del fatto che non mi possa fidare di lei. Mi ricordo ancora che un vecchio amico un giorno mi disse “non ti fidare nemmeno della tua maglietta” . All’ inizio pensavo mi prendesse in giro, poi, capì il senso. Il problema è che quando l’ho capito ero gia in manette sulla Volante, direzione Beccaria. Ad oggi, un anno dopo il fatto, faccio ancora un po’ di fatica a fidarmi ma ci provo. Speriamo che questa fiducia mi serva a qualcosa e a non a farmi tornare da quel vecchio amico a dirgli: “avevi ragione”.

 Francesco Perillo 

Il mio Essere

La Musica

 Da che mi ricordi, la musica mi ha sempre accompagnato fin da quando ero un bebè, perché i miei per farmi addormentare la sera, visto che non dormivo mai già da piccolo,l accendevano la radio, mi prendevano in braccio e mi cullavano finché io non prendevo sonno e,  un ricordo che mio padre mi ha sempre raccontato. Sono cresciuto con mio padre che ascoltava parecchia musica, era nei tempi dei '90 quindi l’ ascoltavamo sempre insieme, anche sotto la doccia musica anni '70 '80 '90 dal rock al pop alla dance e la cosa mi rendeva davvero felice,stavo bene davvero, sono ricordi bellissimi che mi tengo stretto e che ogni tanto riaffiorano nella mia mente regalandomi un sorriso. Ed è grazie anche a mio padre che un giorno mi ricordo che c’era un programma MTV dove passavano musica tutto il giorno, passò una canzone di Eminem “The real sleam shady”una delle sue prime canzoni, da lì mi scattò qualcosa dentro e decisi a qualunque costo di imparare a fare quello stile di musica. Iniziai così ad esercitarmi,avevo intorno ai 13/14 anni: facevo davvero pena ma non mollai mai, il desiderio era troppo grande e con il tempo migliorai, magari anche solamente ascoltando basi musicali senza voce per potermi allenare. Dopo 3 o 4 anni iniziai a prendere abbastanza confidenza ed ebbi la fortuna di allenarmi con ragazzi di quartiere che avevano il mio stesso sogno, piano piano nacque un bel gruppo ed eravamo in 4, iniziammo a frequentare locali dove ci si poteva sfidare in sfide di freestyle. Mi ricordo benissimo la prima volta in cui partecipai,c’era Bassi Maestro dietro la console e sotto il palco gente già conosciuta di cui non sto a far nomi perché erano davvero tanti. Morale: andai in panico e feci scena muta e scesi sotto i fischi, ma il giovedì dopo in questo locale chiamato NOX mi ripresentai,e arrivai in finale vincendola, scesi dal palco ed un famoso dj di radio Italia network mi fermò e mi propose di scambiarci il contatto, dopo circa un mese mi ritrovai negli studi di play radio a registrare il mio primo pezzo con gli altri 3 amici del gruppo e ne uscì una bomba, tanto che questo dj di nome Bus riuscì ad avere un programma sulla RAI dalle 11 alle 12 dove passavano video e canzoni rap. A quel punto la RAI decise di fare un mixtape dove ci ritrovammo insieme a gente come: Fabri Fibra, Club Dogo, Marracash e tanti altri… Quando uscii nei negozi e dopo aver firmato il contratto, rimasi a bocca aperta e da lì partì il tutto, firmammo un altro contratto con la Saifam e ci anticiparono 40000 euro per tutto il lavoro che c’era da fare. Ci mettemmo subito a produrre il primo album e subito dopo iniziammo a fare le prime serate finché non ci trovammo a girare l’Italia, dopo l’arresto di Fabrizio Corona che volle fare un hip hop selection sempre con gente di alto calibro e anche lì chiese la nostra partecipazione. Dopo anni però, per problemi di 4 teste diverse, purtroppo il gruppo si sciolse,a poche settimane dal concerto all’Arena di Milano. Da allora avevamo tirato su qualche ragazzo dal quartiere e iniziammo con gente nuova a fare musica senza più contratto, utilizzando YouTube come piattaforma, però posso dire che ancora al giorno d’oggi, lo si trova ancora su Spotify e nei negozi di musica. La musica è l’unica cosa che non mi ha mai abbandonato e adesso, a 40 anni, ogni tanto scrivo quando mi viene voglia ma so che oramai è tutto passato, ma tutto mi rimarrà sempre nel cuore. Anche se non sono diventato chissà chi, posso dire di aver raggiunto il mio obbiettivo, infatti il mio album e i miei 2 mixtape sono incorniciati e attaccati al muro.

La musica è vita ti può riportare nel passato e nel futuro in un attimo.

Vittorie e Sconfitte

La vittoria è qualcosa che arriva da una tua azione. Se studi e ti laurei hai vinto. Più facilmente, se fai goal, vinci la partita tra amici, e sei contento. Essere felici per una vittoria non ha nulla di sbagliato. Vincere nella vita è quello che ci rende felici. “Vincere in una relazione”, che vuole dire stare bene con qualcuno e portare avanti il rapporto, è una grande vittoria. La competizione “sana” ci rende più coraggiosi. Per vincere, il più delle volte, ti metti a confronto con qualcosa o qualcuno. Il problema arriva con la sconfitta. Perdere nella vita è quello che ti rende triste. In qualsiasi studio, non goal o relazione andata male c’è una sconfitta. La competizione, quando perdi, diventa rabbia o senso di non essere all’altezza. Facendo i conti, a oggi, io sono uno sconfitto. Che non vuole dire perdente. Io ci ho provato. A studiare no, non ho mai voluto, ma a fare goal o, ancora di più, stare bene in una relazione, ci ho creduto. Le mie scelte mi hanno portato a perdere in tutto. Finire in galera è una sconfitta. A oggi, non ho smesso di crederci. Penso che, allenandomi, riuscirò a raggiungere i miei obiettivi. Gli sconfitti, a volte, reagiscono ed io lo sto già facendo. Sto ricostruendo quello che sembrava rotto per sempre. Con mia sorella no, ci vorrà costanza e tempo per tornare in quella relazione, ma in altre lo sto facendo. Sto cercando di vivere la Nave provando a starci nella relazione. A volte ci vuole anche fortuna per vincere. Ho trovato compagni di cella che facilitano questi rapporti felici. Certo, non con tutti, ma ci sono delle conoscenze importanti anche in sezione. Con i miei sono stato fortunato, avrei forse “meritato” genitori diversi. Però, la vittoria, a volte, con le relazioni, è qualcosa che non riesci del tutto a controllare. È anche vero che, se incominci a credere in quei rapporti, incominci a vincere anche con gli amori e le amicizie.Diventa vittoria solo se reagisci. Non che io sappia cosa sia, ma il solo pensiero di raggiungerla mi fa venire voglia di mettermi in gioco per scoprirlo.

Sette Note per la Vita

 Mi sono sempre domandato come sette semplici note possano aver creato così tanta musica da tempo immemore. Come la loro capacità di mescolarsi e di disporsi in un pentagramma diano emozioni così grandi. Il tempo sicuramente le ha aiutate dividendole e unendole. Cosi credo che sia la vita, l'emozione, ognuno di noi che, fatti con tonalità diverse, timbri, colori, culture, abbiamo reso questo mondo una grande sinfonia che non smette mai di stupirci e ci rende ciò che siamo. Non vedo la fine della musica almeno finché avrò vita, e ne sarò partecipe finché la mia parte di spartito finisca. Sto cercando di cambiare la mia musica per quanto io, come strumento, devo prendere atto che la musica cambia anche in base ai tempi che stiamo vivendo trasformando le note in suoni, creando un futuro che aspetta solo nuove generazioni. Possono cambiare tutto, ma non devono intaccare lo spartito che io chiamo vita.

 Carmelo Nauta

martedì 8 settembre 2026

I valori che ho dato per scontati

I valori che ho sempre dato per scontati ora che ho molto tempo libero e vivo nella realtà, sono tantissimi. Ora ho incominciato a pensare  alla salute dei miei genitori, alla loro età e alle malattie che potrebbero portarmi via i più cari. Quando ero nel mondo esterno, tante volte mi è capitato di non farmi più sentire per telefono per settimane e mesi, ma non mi rendevo conto del dolore che mia madre potesse provare in tutte quelle notti senza sentire la mia voce. E ora mi ritrovo io al suo posto che, quando faccio la prima chiamata della settimana, incomincio già a pensare che me ne restano altre due e basta. E se a  volte le spreco entro il venerdì, resto in ansia per tutto il weekend. Ma quando arriva il lunedì ancora ho ansia e paura per quando squilla e risponde la mamma, e se mi risponde, con il fiato, magari correndo per le scale, io vado in paranoia perché ho il papà cardiopatico e ha già avuto tre infarti. Sono cose che quando ero fuori e facevo la mia vita davo per scontato, come davo per scontato i compleanni delle mie sorelle delle mie nipotine, però ammetto che tanti valori me li hanno insegnati i miei genitori. Per altri potrebbero essere banali ma per me sono importanti. Io, nonostante mi sia ubriacato, drogato e tutto quanto, non ho mai acceso una sigaretta davanti ai miei genitori e non sono nemmeno mai tornato a casa con l’alito che puzzava di alccool.

Il mio posto felice

  

Cadere e rialzarsi

  

Fede e religione

Il tempo scorre in avanti, ma se guardiamo una stella vediamo una luce che trasmette centinaia o migliaia di anni indietro attraverso il tempo e lo spazio che, teoricamente, è un tessuto in continua espansione e, se lo osserviamo, vediamo l’infinito dove ci sono galassie, stelle, pianeti abitabili per la vita come la conosciamo noi, pianeti inabitabili o pianeti abitati da vite extraterrene. Ma torniamo all’argomento del titolo: la Fede. Sono convinto, come molti, che Gesù sia realmente esistito come essere umano, ma non gli attribuisco la figura del Messia. Era senz’altro un predicatore di pace che rispettava, senza discriminazioni, l’Umanità. Una delle persone più influenti al mondo. Credo che esistano la luce, il buio, il bene ed il male, sognando un mondo senza guerra, senza punizioni invidia e disuguaglianza. Penso che tutto nacque dal caos, da un insieme di particelle di atomi che causarono il big bang e da li si crearono galassie, stelle, pianeti e la vita…E fu così che, col tempo, si generò l’uomo che si evolse e cambiò, assumendo progressivamente nuove tecniche e abilità che consentirono l’evoluzione. L’uomo riuscì ad esprimere inizialmente con simboli e disegni e dopo migliaia di anni, arrivò ad esprimerli tramite la scrittura, le prime forme d’arte, i manoscritti. Dunque la fantasia dell’uomo non veniva più solo pensata ma espressa e trasmessa. Arrivando alla Bibbia, agli Dei alle figure mitologiche e spirituali, esse crearono diverse religioni ognuna con il proprio Dio. Possiamo dire che la figura di Dio sia stata creata con una grande fantasia frutto dell’uomo, poiché, a quei tempi, ancora non c’era la spiegazione di come nacque il mondo, non c’era l’idea che sopra il cielo esistesse un universo, mille galassie e altre forme di vita. Così l’uomo, ponendosi diverse domande sulla nascita della vita e delle Terra, arrivò, col tempo, alla conclusione che esistesse una divinità al di sopra di noi, come se una figura trascendentale creò la vita e la terra. Ma come facciamo a credere che esista un Dio sopra di noi che ci osserva e ci custodisce? Il mio parere è che la fede sta nell’uomo, nell’Umanità, ma rimango del pensiero che la fede aiuti. La Bibbia, prima di tutto, insegna e fa aprire gli occhi, riesce a entrare nel cuore delle persone e creare pace. Inoltre, credere in qualcosa più grande di noi e credere che quel qualcosa, ossia un Dio che ci salverà e ci porterà alla vita eterna, fa creare speranza. Ma a me piace vivere di realtà, di cercare di non considerarci esseri piccoli e inutili, ma vivere di così tanta forza ed energia da arrivare al “punto zero”, il punto in cui non ci sono più alti e bassi ma solo piena consapevolezza e pace per arrivare a essere noi il Dio di noi stessi e dunque acquisire il pieno controllo di noi e di ciò che ci stà intorno.

La mia fede stà nell’anima e nell’Umanità.

La Fedeltà

Il nostro amico Renato ci ha invitato a scrivere sui valori, per noi, più rappresentativi.                              Ecco, una cosa in cui credo è  la fedeltà.

I Valori

Non pretendo di possedere la verità. Quanto segue, è solo il mio punto di vista a riguardo.

martedì 18 agosto 2026

Il lio posto felice

 Ciao, mi chiamo Salah. Sono nato in Marocco e vorrei raccontarvi di un posto che mi piace molto.C’è un grande fiume e un grande parco: il Parco Lambro. Mi piaca passare il mio tempo libero lì. Anche quando sono triste vado in questo posto da solo con la mia musica. Un giorno, seduto da solo, ho visto una regazza con un signore. Ero triste e solo. Non lo so dove ho preso il coraggio per parlare con la ragazza. Le ho detto: “mamma mia, sei bella come la luna a mezzogiorno”. Lei mi ha guardato storto e non mi ha risposto. Io sono rimasto seduto sulla panchina e, dopo un paio di minuti, ho visto la ragazza tornare con un signore. Il mio cuore ha iniziato a battermi a 100 battiti al minuto. Ha iniziato il signore a parlare con me: “ciao come stai? di dove sei? che cosa fai qua? dove vivi?”. Il problema era che io non parlo bene l’italiano e risposi solo: “si si”. Il signore ha capito che io non parlavo italiano ma per fortuna parlava spagnolo. Così mi ha chiesto se mi piaceva la ragazza ed io gli ho risposto che mi piaceva tantissimo. Mi hanno offerto un kebab e abbiamo mangiato insieme. Quando abbiamo finito di mangiare il signore se n’è andato e mi ha lasciato da solo con la ragazza. E’ stato un bel momento e ci siamo rivisti molte volte. Abbiamo passato un mese sempre assieme, giorno e notte. Anche quando avevo problemi con la polizia andavamo insieme al parco, perché è lontano dalla gente e dalle persone che mi conoscono. Abbiamo anche preso un lucchetto insieme su cui avevamo inciso le nostre iniziali e l’abbiamo appeso a un ponte. Un giorno lei mi ha chiamato e mi ha detto: “sono nel nostro posto, vieni in fretta”! Ho pensato che si fosse  messa nei guai. Sono andato come un pazzo senza cervello correndo. Quando sono arrivato da lei mi ha abrraciato e mi ha detto: “chiudi gli occhi”. Ho fatto quello che lei mi ha chiesto di fare e ho sentito qualcosa che mi aveva messo nella mia mano. Quando ho aperto i miei  occhi ho visto un test di gravidanza. Mi sono messo a piangere dalla gioia, con lacrime di felicità. Da quel giorno ho smesso di spacciare ma non ho smesso di usare le sostanze. lo so che è inutile tornare indietro con il tempo ma se  potessi  non farei più queste cose, cioè toccare la droga e non farei i reati che mi hanno rovinato la vita e che mi hanno rubato la felicità e la libertà. Non posso giudicare Dio, magari ha fatto una cosa giusta e mi ha salvato. Oggi mi voglio risvegliare e iniziare una nuova vita e come sempre, grazie a Dio, non mi arrendo mai. Qualunque cosa verrà in futuro, sono pronto. Quello posto mi è rimasto nel cuore e non lo dimenticherò mai. Ci ho passato momenti brutti e belli però quelli belli sono stati più di quelli brutti.

La Fede

Il tempo scorre in avanti, ma se guardiamo una stella vediamo una luce che trasmette centinaia o migliaia di anni indietro attraverso il tempo e lo spazio che, teoricamente, è un tessuto in continua espansione e, se lo osserviamo, vediamo l’infinito dove ci sono galassie, stelle, pianeti abitabili per la vita come la conosciamo noi, pianeti inabitabili o pianeti abitati da vite extraterrestri. Ma torniamo all’argomento del titolo: la Fede. Sono convinto, come molti, che Gesù sia realmente esistito come essere umano, ma non gli attribuisco la figura del Messia. Era senz’altro un predicatore di pace che rispettava, senza discriminazioni, l’umanità. Una delle persone più influenti al mondo. Credo che esistano la luce, il buio, il bene ed il male, sognando un mondo senza guerra, senza punizioni invidia e disuguaglianza. Penso che tutto nacque dal caos, da un insieme di particelle di atomi che causarono il big bang e da li si crearono galassie, stelle, pianeti e la vita…E fu così che, col tempo, si generò l’uomo che si evolse e cambiò, assumendo progressivamente nuove tecniche e abilità che consentirono l’evoluzione. L’uomo riuscì ad esprimere inizialmente con simboli e disegni e dopo migliaia di anni, arrivò ad esprimerli tramite la scrittura, le prime forme d’arte, i manoscritti. Dunque la fantasia dell’uomo non veniva più solo pensata ma espressa e trasmessa. Arrivando alla Bibbia, agli Dei alle figure mitologiche e spirituali, esse crearono diverse religioni ognuna con il proprio Dio. Possiamo dire che la figura di Dio sia stata creata con una grande fantasia frutto dell’uomo, poiché, a quei tempi, ancora non c’era la spiegazione di come nacque il mondo, non c’era l’idea che sopra il cielo esistesse un universo, mille galassie e altre forme di vita. Così l’uomo, ponendosi diverse domande sulla nascita della vita e delle Terra, arrivò, col tempo, alla conclusione che esistesse una divinità al di sopra di noi, come se una figura trascendentale creò la vita e la terra. Ma come facciamo a credere che esista un Dio sopra di noi che ci osserva e ci custodisce? Il mio parere è che la Fede sta nell’uomo, nell’umanità, ma rimango del pensiero che la Fede aiuti. La Bibbia, prima di tutto, insegna e fa aprire gli occhi, riesce a entrare nel cuore delle persone e creare pace. Inoltre, credere in qualcosa più grande di noi e credere che quel qualcosa, ossia un Dio che ci salverà e ci porterà alla vita eterna, crea speranza. Ma a me piace vivere di realtà, di cercare di non considerarci esseri piccoli e inutili, ma vivere di così tanta forza ed energia da arrivare al “punto zero”, il punto in cui non ci sono più alti e bassi ma solo piena consapevolezza e pace per arrivare a essere noi il Dio di noi stessi e dunque acquisire il pieno controllo di noi e di ciò che ci sta intorno.

Una vita da recuperare

Buongiorno,

La dignità e il carcere

Sono recluso da nove mesi a San Vittore, intervallato da tre mesi di Bollate e, da due mesi, sono in una sezione chiamata “La Nave”. Come scrivevo prima, in quest’anno, ne ho viste e sentite di ogni tipo.Una delle cose che più mi ha impressionato è la pretesa di diritti sulla propria dignità umana. Più di una volta mi sono chiesto in prima persona: con che coraggio pretendo i miei diritti, se, per buona parte della mia vita, dei diritti degli altri, non me ne sono mai interessato? Non sarei un ipocrita? Ho sentito spesso abusare della parola “dignità”, rivolta verso gli istituti penitenziari, da certi telegiornali, da specie di giornali che vengono regalati qui a San Vittore, che, aperta parentesi, mi rabbrividisce il fatto che qualcuno usi i suoi soldi per comprarli. Ma dei soldi degli altri non m’interessa, della dignità, si. Non esiste carcere dignitoso, non esiste istituto che rispetti i diritti di chi ne è recluso. Quindi, mi sorge un’altra domanda: a cosa serve e a chi serve la reclusione? La risposta che mi sono dato è che il carcere, sia che vuoi, sia che non vuoi, ti cambia. Ognuno di noi può usare quel cambiamento in modo giusto o sbagliato. Mi viene un’altra domanda: cos’è giusto o sbagliato in un cambiamento che ti travolge ma che non scegli? La risposta è: niente! Tutto è relativo e soggettivo. Da poco è stato approvato un disegno di legge che, da quel poco che si capisce, leggendo quella specie di giornale e guardando alcune specie di telegiornali, dovrebbe prevedere delle agevolazioni per noi tossicodipendenti. Il tempo ci dirà quali saranno. Io alla fine  sono arrivato, a pensarla così: non del DDL, non dei diritti, non della cura ma, della dignità. La parola “detenzione” presso qualsiasi istituto, reparto, sezione, cella carceraria è l’esatto opposto del concetto di dignità.

Anonimo

mercoledì 13 maggio 2026

A Oggi

A oggi sono ancora qua alla Nave, sono felice di essere qui coi miei compagni, ma da una parte sento ogni giorno la mancanza delle mie due bambine Elodie e Rebecca.

Nadia


Mia Madre e le sostanze

martedì 21 aprile 2026

Maschere

La prima volta che consapevolmente ho messo una maschera alla mia personalità avevo 13 anni. Ora ne ho 28  e non le conto neanche più. Ho attraversato momenti in cui non sapevo più chi ero e l’unica soluzione era trovare l’ennesimo travestimento. In un romanzo che ho letto dove il protagonista, attore di teatro, dice “quando indossi una maschera tu le lasci una parte di te e tu prendi una sua parte. Spesso, osservando, mi chiedo se qualcuno riesca non indossare una maschera per compiacere, per compiacersi o per difendersi,  la società ci impone di indossarle e probabilmente è cosi che va il mondo. Spesso le mie emozioni vanno fuori controllo e mi chiedo sono finalmente libero? O è un’altra farsa dietro la quale mi nascondo per sentirmi meno responsabile? C’e un divario enorme tra chi sono e chi credo di essere, questo spazio lo riempio di illusioni più o meno credibili. A volte mi chiedono cos’ho, sembri pazzo mi dicono, sono i miei tentativi di sbucciare quella cipolla che è la mia personalità, ma sotto ogni strato ne trovo un altro. La domanda fondamentale è cosa rende, una volta che la maschera ti aderisce al volto come silicone, diversa dalla realtà? Perché continuare a scavare, a rimuginare, a farsi domande. Forse dovrei vivere e basta.

Si riparte

In quest’anno di carcerazione personalmente mi sento di aver dovuto ricominciare/ stravolgere il mio percorso 3 volte. La prima quando scelsi di salire 2 piani e imbarcarmi alla nave all’inizio fu difficile se si può dire non tanto per i gruppi o le regole ma ricordo che facevo fatica a legare con chi non appartenesse al micro mondo della cella, che ai tempi era la 407, forse perche venivo da un esperienza dove mi hanno deluso, ho deluso e mi sono deluso. In poche parole più che dal guscio dovevo uscire dalla cella. Ma dura poco questa fase grazie anche ai compagni  marinai, soprattutto al mio concellino che letteralmente mi prese sotto la sua ala e  mi aiutò molto a capire come funziona il mondo dei bravi ragazzi. Non nego che mi ha aiutato a capirmi a non mentire a me stesso e non piangermi più addosso, ha dei modi burberi sollecitati e autorizzati da mia madre che ormai quando la chiamo mi chiede prima come sta Brian e poi come sto io, ma vabbè torniamo a noi. Il mio percorso filava dritto finalmente stavo bene pur essendo in galera, e questo reparto sapeva di casa. Tutto fino al 13 dicembre e questa fu la 2 volta in cui dovetti ricominciare dove a trasferimmo a Bollate e li e come se la nave si fosse incagliata e fummo costretti a ricominciare, ma parlo per me cambiava solo il posto e il fatto che i gruppi erano ridotti quindi non ne risenti più di tanto, anzi il carcere offriva la possibilità di frequentare gruppi nuovi e interessanti es. comunicazione e marketing, informatica, pianoforte. Bollate è un altro mondo e un’altra galera e di questo me ne resi conto al rientro a San Vittore, dove nonostante fosse  un trasferimento organizzato e non d’emergenza i miei compagni trovarono una nave distrutta. Questa è la terza volta che ricomincio e anche male perché già dal casellario mi vengono tolti i miei adorati libri e anche una foto della mia famiglia fatta a San Vittore e vabbè tra schede che non arrivano, 1 chiamata al posto di 3,  se non fosse che ormai grazie a Olga e la mindfullness ho la pazienza di un monaco se no sarei in isolamento o chissà dove…. Sta di fatto che la nave è salpata ancora dal suo porto e speriamo che il viaggio continui nel migliore dei modi.

martedì 24 marzo 2026

A bordo della Nave



La scuola e il desiderio di imparare

Fino alla 4° elementare mi piaceva studiare, prendevo ottimi voti e tutto andava bene, un giorno all’età di 8 anni subii un trauma alla testa che mi causò una lesione cerebrale, da quel momento la mia voglia di studiare è andata scemando, sono stato bocciato addirittura 3 volte alle medie finché conseguii il diploma alle serali. Non ho più studiato, però la mia passione per scienze e geografia mi ha portato negli anni a sviluppare un interesse per l’astronomia, Mi ha sempre incuriosito la conoscenza dell’universo, imparare una cosa quando sei interessato è molto più semplice e questo si può applicare anche ai lavori, alcuni li facevo giusto per lavorare ma altri ho imparato subito perché mi piacevano e ogni giorno c’era sempre quello stimolo di apprendere anche la più piccola delle cose. Penso che la scuola e lo studio siano fondamentali e si è sempre in tempo per studiare, imparare una cosa che ti piace e lo fai solo per te. Per esempio qualche giorno fa ho letto una frase in uno di quei piccoli calendari che mi ha incuriosito, diceva; Innamorati di te, della vita e poi di chi vuoi tu.

La voglia di imparare

Sin da piccolino la mia voglia d’imparare ha sviluppato in me la pretesa di apprendere più cose possibili, capendo che un domani mi sarebbe tornato tutto utile, tant’è vero che dall’età di 5/6 anni iniziai a seguire il mio nonno Renzo in tutti i vari lavoretti e riparazioni che svolgeva, ovviamente in tutto ciò una delle mie parti preferite era quando mancava qualcosa e bisognava andarla a recuperare dal ferramenta o meglio ancora in un Bricoman ad esempio, dove io mi perdevo ad osservare tutti i pezzi in vendita immaginandomi a cosa servissero e come si potessero montare. Con lui ho imparato le basi dell’elettrica e dell’idraulica, ma non ci siamo fatti mancare anche qualche lavoretto di falegnameria e muratura. D’estate, nella casa in montagna, invece, lo seguivo in quelli che erano i lavori di giardinaggio, come la tosatura del prato, delle siepi e come prenderci cura delle piante “sacre” della nonna. Oltre questi lavoretti ci concedevamo anche delle piccole escursioni nella pineta dietro casa, dove ho imparato a riconoscere molti funghi, che per la gioia di Nonna e Mamma, coglievamo per poi mangiarli. Crescendo, purtroppo, per tutta una serie di motivi le attività con lui sono andate sempre più scemando, ma la mia voglia di imparare non si è mai fermata, crescendo sempre di più, permettendomi di apprendere un sacco di cose che mi porterò dietro tutta la vita. Ti voglio bene Nonno, grazie per tutti i tuoi insegnamenti.

La Scuola

Da piccolo ero appassionato di storia e matematica e il mio sogno era diventare archeologo, Ogni sabato sera con i miei genitori, guardavo Ulisse di Piero e Alberto Angela. A 10 anni mi regalarono il De bello gallico, ero troppo piccolo per apprezzarlo ma già mi immaginavo in qualche scavo a spolverare punte di gladio spezzate, Potrà sembrare una vanteria e forse lo è ma per lo studio era portato e imparavo alla svelta in classe e leggere più volte un testo non mi pesava. A 17 anni finisco la 3° dopo una bocciatura . Dando tutti gli esami da privatista a quel punto mi perdetti, però non ho smesso mai, se non per brevi periodi, di leggere o esercitarmi in qualcosa . Durante i 3 mesi passati chiuso ai piani, mi svegliavo intorno alle 3 e leggevo, cercando di re-imparare a prendere appunti della programmazione/ informatica, un’altra mia passione nata grazie ai videogiochi. Può sembrare assurdo ma quelle 3-4 ore di silenzio chiuso nel bagno-cucina del cellino mi hanno aiutato tantissimo a non impazzire del tutto, di giorno tra urla e blindi sbattuti. Di fatto ho imparato poco e niente, qualcosa di teoria generale ma sentivo di aver uno scopo. Posso dire che mi ha salvato da qualcosa di brutto. La cosa che so oggettivamente fare meglio è in cui mi sono esercitato per più di 10 anni, praticamente inutile lo so, è produrre e suonare musica elettronica. Quando ascolto una traccia seziono nella testa i suoni, le ritmiche. La analizzo, sono in grado spesso di capire come e fatto il suono o l’effetto dato a esso. In definitiva mi accordo al parere espresso dall’ex utente Nave: lo studio di qualsiasi cosa, ti rende migliore, ti dà uno scopo, ti porta in dimensioni, tempi e luoghi lontani ma soprattutto ti fa sentire meno solo perché nel mondo adesso o secoli fa qualcun’ altro si è trovato nella tua stessa situazione, ha pensato le stesse cose e questo è meraviglioso! 

giovedì 26 febbraio 2026

Calcio che passione