Ciao caro, ti ringrazio per avermi scritto, come te la passi? Spero tutto bene.
Mi dispiace di essere sparito così improvvisamente, ho perso tutto e deluso tutti: la spada di Damocle ha finalmente deciso di decapitarmi ed è arrivato il momento di espiare le mie colpevolezze (e le conseguenze delle mie scelte). Ogni volta che ricevo una tua lettera, è come un bagliore di luce e gioia in un tunnel buio, profondo e senza fine; mi fanno molto piacere e mi rincuorano, ma per favore, non versare lacrime per me, tornerò più forte e motivato di prima. I primi giorni sono stati i più difficili, come se avessi bevuto un cocktail mixato di shock, perdita, rabbia, ed esilio; sensazioni che ho metabolizzato non facilmente, alcune delle quali, nonostante diversi mesi di reclusione, serpeggiano ancora nei meandri del mio cervello, specie a calar della notte, quando tutti gli altri s’addormentano, e il rumore in testa s’intensifica. Però mi sono adattato abbastanza in fretta: tutto quel solo traveling ha dato i suoi frutti: nonostante mi manchi tutto (la musica, gli amici, la natura, le mie gatte, la libertà ecc.. ecc.) non mi manca niente: mangio, leggo, penso, studio, fumo, faccio amicizia, mangio cioccolatini, mi alleno, ripenso, mi riposo e scrivo un sacco. Difatti, al posto di piangermi addosso, al netto dell’ansia generale, ho imparato a vivere l’esperienza carceraria in modo purificante ed espiatorio: ho scoperto molte cose su me stesso, il che mi ha permesso di debellare molti dei miei vizi, alcuni dei quali non ero nemmeno a conoscenza, come la mia dipendenza alla tecnologia, la promiscuità, l’accidia, la sovra indulgenza, e tutto ciò che ne derivava. E ciò mi sta dando quel calcio motivazionale che forse cercavo da molto tempo, quindi i miei sogni e progetti non sono infranti, ma solo in sospeso. Sapere che ci sei per me mi dà forza, coraggio, e pazienza, virtù alquanto necessarie per sopravvivere in quest’ambiente, pieno di caos, malizia e sofferenza. Ma non temere, ho trovato molte anime affini e nuovi amici speranzosi e risoluti che mi aiutano in questo nuovo e fatidico percorso. E mi hanno insegnato che nel sentirsi vuoto, non esiste una soluzione certa, i buchi nella vita non si richiudono più. Devi crescere intorno a loro, come radici che affondano nel cemento, rimodellandoti intorno le crepe. Ho avuto tanto tempo per riflettere, in particolare riguardo alla mia tossicodipendenza, e tutto ciò che mi ha portato via... Forse ora capisco cosa volevi spiegarmi a quel concerto ad Atene... In troppe occasioni sono stato incapace di essere presente per te, di supportarti in momenti di difficoltà, il che accentuava i miei sbalzi d’umore che si degeneravano in circoli viziosi di strigliate e rancori; diavolerie che ormai posso sperare di considerare solo dei brutti e lontani ricordi. E Infine ho imparato questo: i pilastri nella vita come la carriera, la famiglia, gli amici, e i tuoi hobby sono importanti, ti sorreggono e ti definiscono, ma se diventi superbo e tiri troppo la corda su uno di questi, ti squilibri ed essi cadranno, insieme a te, uno ad uno, come un effetto domino. Quindi, la tua nemesi può essere solo te stesso, e il carcere si fa di petto, e non di letto.
Anonimo
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