Non pretendo di possedere la verità. Quanto segue, è solo il mio punto di vista a riguardo.
Secondo me, bisogna innanzitutto affrontare un distinguo tra i valori che contraddistinguono chi vive la cosiddetta “strada” e chi conduce una vita irreprensibile a livello sociale. Chi vive la “strada” respira la lealtà, il senso di appartenenza, il soccorso fraterno qualunque cosa accada e, per ultimo, ma non per importanza, il non tradire mai. Questi, a mio avviso, erano i valori che un tempo antico contraddistinguevano chi si avvicinava a questo mondo e che sicuramente esercitavano un certo fascino. Un tempo c’era una certa selezione prima di poter entrare a far parte di un gruppo criminale e, chi sbagliava, pagava a caro prezzo l’errore commesso, anche con la vita. C’era sicuramente più serietà, tutta la società era più coerente rispetto a oggi. Faccio un semplice esempio: i pentiti. Molti anni fa erano delle mosche bianche, casi rari. Oggi non dico che siano la normalità, ma quasi. Anche l’aumento di certi “odiosi” reati denota una carenza di valori, di stile di vita. Il rispetto veniva insegnato alle giovani leve da subito, e questi erano ben felici di avere dei maestri da cui imparare la “strada”, quasi li veneravano. Diverso è il discorso delle cosiddette persone comuni: in questo caso i valori possono essere l’alzarsi ogni mattina per uno stipendio che permetta di portare il pane a casa e assicurare un futuro dignitoso ai propri congiunti. Anche il denunciare un qualsiasi delitto e/o rivolgersi alle forze dell’ordine penso sia una caratteristica dei cosiddetti “regolari”. Chi vive la strada apre le porte di casa a un amico anche se ricercato; difficilmente accade la stessa cosa tra i “regolari”. Io non giudico i regolari, cerco solo di potermi guardare allo specchio ogni mattina e di scorgere il viso di una persona perbene…secondo i miei valori.
Io non ho mai tradito.
Maurizio Santelli
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