Il nostro amico Renato ci ha invitato a scrivere sui valori, per noi, più rappresentativi. Ecco, una cosa in cui credo è la fedeltà.
Non scrivo di fedeltà tra persone o verso qualcuno, quello no, non mi rappresenta e, in parte, non mi ha mai rappresentato. Scrivo della fedeltà verso un ideale o, perché no, a un valore. La fedeltà verso ciò cui si crede nel profondo della nostra mente o del nostro cuore, è così importante, che non dovrebbe neanche essere esternata. La fedeltà verso la propria persona, in quanto tale, dovrebbe essere una costante imprescindibile. Essere fedeli a ciò che si pensa, in maniera astratta e non materiale, è uno dei valori più puri e saldi che contraddistingue l’uomo da qualsiasi altro essere vivente.“Fedeli sono i cani”, recita la frase di un attore della serie TV sulla banda della Magliana. È vero, perché la fedeltà cui si riferisce quella citazione è qualcosa di materiale, conseguenza di potere e soldi. Innumerevoli sono i cosiddetti “pentiti” che prima mangiano dalla ciotola e poi sputano nella stessa. La fedeltà a un ideale o a un valore è estremamente diverso da ciò che ho scritto proprio sopra. Io nella mia vita ho rinnegato più volte me stesso a causa della mia dipendenza. Non ero fedele a “Lei”, ne ero piuttosto schiavo. Sicuramente non ero fedele a me stesso. I libri e le storie degli anziani sono pieni di uomini e donne che hanno lottato, e lottano tuttora, per i propri ideali. C’è chi è morto dietro un sogno, c’è chi era più realista e diceva che lottava per l’impossibile ed è morto cercando di raggiungerlo. Io, nel mio piccolo, a cospetto di certi esempi, che sono stati e sono ancora (ormai pochi) fedeli al proprio pensiero, posso innanzitutto essere fedele a me stesso. Io nel mio piccolo, devo lottare e piuttosto anche morire, tra virgolette, per non far calpestare a me, e a nessun altro, la mia persona.
Matteo Bianco
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