Un qualcosa che da bambino mai avrei potuto pensare esistesse (mai pensiero fu più sbagliato). Ho sofferto, ho odiato mio padre che amava più l’alcool del proprio figlio, che per un tono di voce, appena più alto del normale, veniva preso a cinghiate così forti che a volte usciva anche sangue, mentre mia madre, nel mettersi in mezzo per fermarlo, rischiava di prendere schiaffi e calci. Io in quel momento uscivo da casa per andare dai miei nonni che, all’epoca, vivevano nello stesso palazzo, un piano più sotto, e, dopo qualche momento, arrivava la mia mamma che mi veniva a prendere, ma non senza che prima ci fossero discussioni tra di loro. Non ricordo quello di cui parlavano perché non lo facevano in mia presenza, e poi ero troppo piccolo per capire. L’unica cosa di cui ero sicuro è che, comunque, non cambiava niente.Io ancora non ne avevo idea, ma il destino, per me, aveva in serbo un’ulteriore prova.
Non passò molto tempo e mio nonno andò in pensione. Parlando con mia mamma, la mise al corrente che avevano deciso di tornare in Sardegna, e che avevano comprato una casa al paese di mia nonna. Per l’estate, alla fine della scuola, saremmo partiti tutti assieme per dargli una mano con il trasloco (non io, certo, che ero troppo piccolo) e poi fare un po’ di ferie. Arrivò finalmente il giorno della partenza. Era tutto nuovo: la prima volta che facevamo le ferie e la prima volta che facevo un viaggio in nave. Era tutto nuovo ed emozionante e, l’intero viaggio, praticamente lo passai con i miei nonni. Finalmente arrivammo alla nuova casa. Ai miei occhi di bambino sembrava un castello per quanto fosse enorme. Ci volle del tempo per finire il trasloco perché, nel mentre, venivano i parenti a salutare, zii, cugini, non finivano mai, erano veramente tanti. Molti erano del paese, tanti altri sparsi per l’isola. Le settimane passavano serene perché i giorni erano alternati tra gite al mare e visite nell’interno dell’isola, tra feste di paese e i pranzi la domenica con le tavolate con i parenti. Scrivendo, mi sono reso conto che, mentre sto raccontando, non riesco realmente a esprimere le emozioni; ma di una cosa sono certo: fu per me un periodo di pace e gioia. Ma soprattutto, un periodo di pace, perché, per usare frasi pensate ora, mio padre non giocava in casa, quindi non poteva ubriacarsi e di conseguenza io non venivo più picchiato. Mi sentivo protetto. Purtroppo i giorni passavano veloci e si stava avvicinando anche il giorno della fine delle ferie e, per me, l’inizio del mio incubo. Questo, sicuramente, si riflesse anche sul mio umore. La sera prima di partire i miei genitori fecero le valigie e presero tutto quello che si doveva portare indietro caricando la macchina così da essere pronti per partire la mattina presto. Finito tutto, si andò a letto, Al mattino mi svegliai da solo, non avevo idea di quello che stava succedendo. Scesi al piano terra. La casa era silenziosa e vuota. Dove erano i miei genitori? C’era solo mia nonna che mi venne incontro e mi abbracciò. Mi parlò. Non ricordo le sue parole esatte ma, in sostanza, era che d’ora in poi avrei vissuto con loro. Certo le sue parole furono certamente più gentili e rassicuranti, ma io, mentre parlava, incominciai a piangere e a urlare, a chiamare la mamma e a pensare perché, cosa avessi fatto di male, mentre mia nonna mi abbracciava forte. Ci volle del tempo per capire, avevo solo sette anni. Ora, da adulto, capisco il sacrificio di una madre che è costretta a lasciare il proprio figlio per evitargli dolori giorno dopo giorno, e non posso che essere grato ai miei nonni che, a quasi sessant’anni, si sono presi cura di me come un figlio. Con amore immenso sono stati la mia ancora di salvezza. Sono stati la mia vita felice.
Alessandro Cozzi
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