Buongiorno,
Mi chiamo Jesus Maria Nieves Torrealba, e sono nato il 04 novembre 1976 in Venezuela, provincia di Aragua, capoluogo Maracay. Ho studiato fino alla quarta elementare. La mia mamma ci portava a scuola fino al giorno in cui è venuta a mancare. È stato un grandissimo dolore perché, da quando le diagnosticarono un tumore al seno e glielo hanno amputato, ho vissuto con lei tutta la sua malattia. Purtroppo però si erano create delle metastasi. Ad un certo punto non le circolava più il sangue dal braccio destro ed era diventata magrissima con un braccio molto grosso. Il suo braccio era così grosso che pesava più il braccio di tutto il suo corpo. Sono stato con lei ogni giorno in casa fino a quando è stata trasferita in ospedale. La cosa più dolorosa per me fu che, il giorno in cui è venuta a mancare, non avevo trovato i soldi per andare in ospedale. Ho passato tutto il giorno con un brutto presentimento fino a quando la notte ho visto arrivare mio fratello maggiore e solo nel vederlo, sono corso in cortile. Mi abbracciò e mi disse: “tranquillo, adesso la mamma riposa in pace”. Ricordo che morì proprio il giorno del suo compleanno, il 12 giugno 1989. Da quel momento mi sono preso cura dei miei quattro fratelli più piccoli di me. All’età di undici anni ho dovuto cercare il modo per cercare di dargli da mangiare perché, i miei fratelli più grandi, nel frattempo, se ne erano andati e ci avevano lasciati soli. L’unica cosa che ho potuto fare è stata quella di andare da mio padre, che però era alcolizzato e ci trattava male. Lui aveva una piccola stanza affittata vicino proprio al cimitero. Abbiamo sofferto molto con lui perché ci maltrattava. L’unica cosa bella che mi ricordo di lui è che era un gran lavoratore come operaio tessile. Quando l’hanno licenziato dalle grandi imprese ed ha iniziato a lavorare per piccole imprese, lui ci portava con lui a lavorare e lì, ho cominciato a lavorare come operaio tessile. Quando ho compiuto diciotto anni, ho lavorato alla Levi’s, alla Lee, la Wrangler e nel mondo del tessile. Dopo questo, ho iniziato a lavorare nell’ortofrutta come trasportatore. Infine, sempre nell’ortofrutta, ho cambiato e sono passato a fare il camionista girando tutto il Venezuela, caricando e scaricando angurie e meloni. Mi ricordo in particolare di essermi innamorato di una città molto bella e grande chiamata Ciudad Bolivar. A quindici anni mi piaceva una ragazza di quattordici e anche a lei piaceva passare del tempo con me. Quando avevo io vent’anni e lei diciannove, abbiamo avuto la prima figlia, Wilmary; e l’anno successivo il secondo figlio che si chiama Jesus Antonio (per il nome di mia mamma Maria Antonia). Siccome con il mio lavoro viaggiamo sempre per tutto il Venezuela ho conosciuto un’altra ragazza. Dopo il Venezuela sono stato in Ecuador dove mi sono sposato con lei e, come regalo, i miei suoceri e i miei cognati, ci hanno regalato il viaggio di nozze per venire in Italia. Dopo neanche due mesi in Italia, mi hanno offerto un lavoro come aiuto muratore qua a Milano insieme con un gruppo di bergamaschi e subito, lo stesso anno, mi hanno dato il permesso di soggiorno. Sono stato con loro sette anni. Dopo questo lavoro ho lavorato per undici anni come giardiniere. L’Italia è un paese che adoro. Con tutti gli anni che ho vissuto qui, ho imparato tanto: il rispetto, il lavoro, l’arte e tante cose che offre questo Paese; soprattutto il lavorare in regola. Sono una persona molto disciplinata nella vita, sfortunatamente dopo i quarant’anni ho iniziato ad abusare con le sostanze e oggi è la prima volta che sono finalmente seguito da un Serd, qui a San Vittore. Oggi so di soffrire di una malattia da curare grazie all'aiuto che mi sta dando questo reparto, la Nave, insieme alle dottoresse ed i volontari. Soprattutto voglio ringraziare la dr.ssa Sala e la dr.ssa Lupi del Serd di primo livello. Il mio desiderio è di poter dimostrare la mia intenzione a recuperare la mia vita e di tornare a vivere nella legalità come ho fatto per quarantacinque anni. Spero con tutto il mio cuore che queste parole siano ben recepite.
Molte grazie.
Jesus Maria Nieves Torrealba
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